Il commissioner della NBA Adam Silver ha risposto alle critiche crescenti sulla regola delle 65 partite, tornata al centro del dibattito dopo l’infortunio di Cade Cunningham. L’occasione è stata la conferenza stampa del Board of Governors, dove Silver ha difeso l’impianto normativo nonostante le pressioni dell’Associazione Giocatori.
“Non sono pronto a dire che non funziona. Funziona. Non sono pronto a dire che la regola non funziona solo perché c’è una percezione di ingiustizia per un singolo giocatore.”
La norma in questione impone un numero minimo di presenze per poter essere eleggibili ai premi di fine stagione. A riaccendere la polemica è stata la situazione di Cunningham, che con i Detroit Pistons sta disputando la miglior stagione della sua carriera: 24.5 punti, 9.9 assist, 5.6 rimbalzi e 1.5 palle rubate di media in 61 apparizioni. Un rendimento che ha contribuito in modo determinante al primato dei Pistons a Est, attualmente con un record di 52-19. Il problema è che rischia di non raggiungere la soglia delle 65 partite a causa dell’infortunio, perdendo così l’eleggibilità per i premi individuali nonostante una stagione di altissimo livello.
La NBPA chiede l’abolizione o una deroga per infortuni gravi
L’Associazione Giocatori ha rilasciato una dichiarazione dura, prendendo esplicitamente posizione contro la regola:
“La potenziale ineleggibilità di Cade Cunningham per i premi di fine stagione, dopo una stagione che ha definito la sua carriera, è una chiara condanna della regola delle 65 partite e l’ennesimo esempio del perché debba essere abolita o riformata per prevedere un’eccezione in caso di infortuni significativi. Dalla sua introduzione, troppi giocatori meritevoli sono stati ingiustamente esclusi dai riconoscimenti di fine anno da questa quota arbitraria e rigida.”
Silver, per ora, non sembra intenzionato a fare passi indietro. Il dibattito, però, è tutt’altro che chiuso.





