Cade Cunningham è tornato in campo con i Detroit Pistons dopo un lungo stop per un infortunio al polmone, che era collassato, e ha colto l’occasione per parlare apertamente della regola NBA che impone un minimo di 65 presenze stagionali per accedere ai premi individuali di fine anno.
Il playmaker ha espresso una posizione equilibrata sull’argomento, riconoscendo le ragioni che hanno spinto la lega a introdurre questa soglia.
«Mi sento in modi molto diversi riguardo a questa situazione. Credo che l’obiettivo fosse spingere i giocatori di alto livello a scendere in campo e a non saltare le partite solo per riposarsi, perché i tifosi spendono tanti soldi per vederci giocare. Ho molto rispetto per questo. So che la gente viene per vedere me, e voglio essere disponibile e dargli uno spettacolo ogni volta che arrivano. In questo senso, rispetto la regola e la ritengo giusta.»
Una stagione straordinaria, ma i premi restano fuori portata
Quella in corso è stata una delle migliori annate della carriera di Cunningham, prima scelta assoluta al Draft. Il numero uno dei Pistons ha trascinato Detroit ai vertici della Eastern Conference con 24.4 punti, 9.9 rimbalzi e 5.6 assist di media, contribuendo in modo determinante alle ambizioni playoff della franchigia.
L’infortunio alla costola rimediato il 17 marzo nella vittoria esterna contro Washington lo ha però costretto a saltare le successive 11 partite. Al rientro in campo di mercoledì — in cui ha messo a referto 13 punti e 10 assist nella vittoria per 137-111 sui Milwaukee Bucks — Cunningham ha raggiunto quota 62 presenze stagionali. Con sole due gare rimaste in calendario, la soglia delle 65 partite richiesta per l’eleggibilità ai premi All-NBA e MVP è ormai irraggiungibile.
L’agente del giocatore aveva già contattato la NBA per richiedere un’eccezione, e la lega prevede una procedura definita “extraordinary circumstances challenge” che potrebbe aprire uno spiraglio. Cunningham, però, preferisce non concentrarsi su questo aspetto.
«È una situazione difficile per me, perché ho lavorato tanto per meritarmi considerazione per i premi e per l’All-NBA. Mi trovo in una posizione complicata, ma credo che le cose si sistemeranno come devono. Sto solo cercando di fare del mio meglio per aiutare la squadra a vincere. Ho sentito parlare di eccezioni e altre cose, ma non so come funzionino. Continuerò a fare il mio lavoro giorno per giorno, e quello che deve arrivare arriverà. Quello che è destinato ad essere, sarà.»





