Il PalaRubini ha parlato chiaro. Oltre cinquemila seicento tifosi si sono ritrovati sugli spalti in quello che viene riconosciuto come il secondo pubblico d’Italia per il basket, e il messaggio che ne è uscito non lasciava spazio a interpretazioni: Trieste non cede la propria storia.
La serata aveva già assunto un tono particolare con il minuto di silenzio dedicato al leggendario Oscar Schmidt. Poi, la protesta ha preso forma in modo netto. Dalla Curva Nord è comparso lo striscione che ha dato il tono all’intera serata: «Tutto questo non può finire».
Cori e striscioni erano indirizzati alla FIP e al suo presidente in risposta all’ipotesi di un trasferimento del titolo sportivo verso Roma. Una prospettiva che il pubblico biancorosso ha respinto con forza, definendola un insulto alla città, allo sport e ai valori che lo animano.
Trieste, cinquant’anni di tradizione sul piatto
Come riporta Il Piccolo – Trieste, il nodo della questione è tutto qui: spostare un titolo sportivo significa, nella percezione di chi riempie quegli spalti, cancellare mezzo secolo di basket cestistico triestino per ragioni di mercato. Un’operazione che i tifosi giudicano inaccettabile sul piano etico, prima ancora che sportivo.
Il concetto rimbalzato tra i settori del palazzetto era uno solo: la storia non è in vendita. Un messaggio arrivato forte, scandito da momenti di intensa partecipazione emotiva, in una cornice che ha reso ancora più evidente quanto il legame tra questa città e la sua pallacanestro vada ben oltre i risultati sul campo.
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