Riccardo Pittis non usa mezze misure. Per l’ex stella della Benetton, oggi nel consiglio di amministrazione di Treviso Basket, la salvezza conquistata dalla Nutribullet vale quanto uno scudetto. E lo dice con la convinzione di chi ha vissuto questa stagione dall’interno, da quando — il 17 dicembre — è entrato a far parte della società.
La partita decisiva si è giocata a Desio, vinta negli ultimi due minuti. Domenica al Palaverde ci sarà spazio per festeggiare, poi da lunedì si guarderà avanti.
I meriti vanno a tre persone
Pittis è netto nell’attribuire i crediti di questa impresa. Prima di tutto alla società e al presidente Matteo Contento, poi all’allenatore Marcelo Nicola — suo amico fraterno, che Pittis stesso aveva suggerito come nome per la panchina — e infine al general manager Federico Pasquini, che secondo lui avrebbe meritato ben altro rispetto alle critiche ricevute, come riporta Il Gazzettino di Treviso:
«Al primo posto metto il presidente Matteo Contento e la società. Per tutti quelli che avevano esposto certi striscioni e detto le peggiori cose contro la dirigenza… chi l’ha criticata ha sbagliato.»
Su Pasquini, Pittis è diretto: il GM ha dovuto affrontare ondate di critiche, ma è stato lui a costruire il gruppo che ha reso la Nutribullet quella che è diventata. Treviso esiste in Serie A esclusivamente grazie al lavoro di Matteo Contento e del Consorzio, sottolinea, e chi non lo capisce farebbe bene a informarsi su cosa succede davvero dietro le quinte:
«I tifosi spesso non sanno quello che succede dietro le quinte. Assicuro che dietro a tutto esiste un lavoro societario che, ve lo certifico, neanche si può pensare.»
Capolavoro tattico più che miracolo
Pittis tiene a fare una distinzione precisa. Quando Nicola ha parlato di capolavoro, ha usato la parola giusta:
«Marcelo non ha parlato di miracolo ma di capolavoro — ribadisce — ed è quello che penso anch’io: i miracoli li fa il Signore, Treviso Basket invece ha realizzato appunto un capolavoro, fatto di sudore, fatica, impegno, roba molto terrena.»
La salvezza non era scontata. Pittis ammette che dopo un certo punto della stagione aveva già mentalmente archiviato l’annata. Poi, a mente fredda, ha guardato il calendario di Cantù e ha cambiato idea: «È dura ma ce la possiamo ancora fare». Nel frattempo Sassari è scivolata in zona retrocessione, Treviso ha vinto le partite che doveva vincere, e il resto è storia.
Resta solo un rimpianto: con questo assetto e questo equilibrio di squadra trovati prima, i playoff sarebbero stati alla portata. Ma la salvezza, dice Pittis, resterà comunque un traguardo importante. Domenica si festeggia, possibilmente con un’altra vittoria. Da lunedì si costruisce qualcosa di diverso rispetto al passato.
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