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Riccardo Fois: “Che sogno l’anello NBA con i Knicks, ma la mia Nazionale viene prima”

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Riccardo Fois
Foto M.Ceretti / Ciamillo-Castoria

Da un campetto di Olbia a una panchina dei playoff NBA. La storia di Riccardo Fois è quella di un ragazzo sardo che, vent’anni dopo aver sognato di vincere a Sassari o a Cagliari, si ritrova a raccontare come ha conquistato il basket americano da assistente allenatore dei New York Knicks, sotto la guida di Mike Brown:

“La Sardegna non è certo la culla della pallacanestro”, sorride via Zoom mentre parla a Il Foglio. Eppure è proprio lì che tutto è cominciato: al campetto di Olbia, insieme all’amico di sempre Gigi Datome e grazie alla visione del padre, che aveva costruito una squadra — la Santa Croce — capace di arrivare fino alla finale Allievi. Poi la partenza per l’Alabama, l’ultimo anno di liceo negli Stati Uniti, e da quel momento il ritorno in Italia è diventato sempre più raro. Il percorso lo ha portato a Gonzaga, dove ha incrociato Mark Few, allenatore destinato alla Hall of Fame e figura centrale nella sua formazione.

Fois: a svolta in panchina e lo storico trionfo a New York

“Mi è sempre piaciuto spiegare il basket. Da giocatore non ero il preferito dei miei allenatori perché avevo sempre qualcosa da dire”. Quella tendenza a ragionare sul gioco, che da atleta gli creava qualche problema, si è trasformata nel tempo nel suo punto di forza. Lasciare Gonzaga, però, non è stato semplice: “È stato uno dei momenti più difficili della mia carriera”. A convincerlo è stato proprio coach Mike Brown, con parole dirette: “Vai, sei perfetto per quel mondo”.

Da lì, la strada ha attraversato Phoenix e Sacramento, fino all’incredibile anello conquistato poche settimane fa con i Knicks a conclusione di una cavalcata memorabile. Un traguardo leggendario che rende Riccardo Fois il secondo tecnico italiano della storia a riuscirci, dopo Sergio Scariolo, che aveva trionfato da assistente a Toronto: “Ci sono tantissimi allenatori bravi quanto me, forse anche più bravi. Io ho avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto”.

La maglia azzurra resta una priorità assoluta

Nonostante la prestigiosa carriera costruita interamente oltreoceano, il legame con la Nazionale italiana di pallacanestro non si è mai spezzato. Dal 2017, ogni estate, Fois rientra regolarmente in Italia per lavorare a stretto contatto con lo staff azzurro, collaborando con diversi commissari tecnici nel corso delle varie finestre internazionali. Un impegno che va ben oltre la semplice disponibilità professionale, affondando le radici nel suo passato: “Sono stato tagliato tante volte dalle Nazionali giovanili e so cosa significa. Per questo oggi ci tengo ancora di più”.

Per Riccardo Fois, vestire l’Azzurro è qualcosa che trascende il basket in senso stretto: “La Nazionale unisce persone di tutte le età e di tutte le regioni. Se riuscissimo a vincere una medaglia, potremmo creare qualcosa di speciale”.

Fois guarda con enorme ottimismo anche alla nuova generazione di talenti nostrani che sceglie il percorso del college basket americano: “Per i nostri giovani andare in NCAA è una bella opportunità che può far bene anche alla Nazionale. Un ragazzo può confrontarsi direttamente con i migliori del mondo”. Un modello che conosce alla perfezione per averlo vissuto in prima persona e che considera sempre più rilevante in un basket che, come sottolinea lui stesso, “negli ultimi quindici anni si è evoluto in maniera incredibile”.

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