La Pallacanestro Reggiana è quasi al completo. Dopo sette conferme e gli arrivi del centro Ogbeide e della guardia Rob Edwards, alla Una Hotels manca un solo tassello straniero per chiudere il roster in vista della stagione 2026/27: un playmaker puro. È questa la priorità del general manager Marco Sambugaro, che lavora per consegnare a Dimitris Priftis una rotazione base di dieci giocatori.
Inoltre, come riportato da Gazzetta di Reggio, l’undicesimo posto sarà occupato dal centro Fainke, di rientro, mentre il dodicesimo andrà quasi certamente a un prodotto del vivaio, con Luca Manfredotti in pole position. Con l’addio di Michele Vitali, la dirigenza valuta anche l’eventualità di inserire un rinforzo italiano di esperienza.
Il modello da replicare: il quintetto di gennaio 2026
Il riferimento tattico è chiaro: Reggio vuole ricostruire l’assetto che aveva funzionato nella seconda parte della stagione 2025/26, quando Stephen Brown agiva da titolare in quintetto, Caupain veniva arretrato nel ruolo di guardia e Barford operava da sesto uomo. Uno schema che aveva dato risultati e che ora la società intende riproporre come punto di partenza.
Edwards, però, non è la soluzione al problema della regia. La guardia americana sa portare palla, creare situazioni favorevoli in uno contro uno e distribuire assist, ma il suo profilo è quello di un attaccante, non di un organizzatore. Stesso discorso per Barford: entrambi sono prima di tutto giocatori d’attacco, non registi in senso stretto. Ecco perché serve un playmaker vero, una figura che a Reggio non ha precedenti recenti.
Brown lontano, Weber fuori dai piani
Sul mercato, la dirigenza sembra orientata verso profili distanti da quelli già in rosa. Weber è stato escluso dai radar: giocatore di valore, ma ritenuto non adatto al nuovo impianto tattico di Priftis. Da valutare se verrà rinnovato Stephen Brown, che è reduce da un inofortunio che lo ha tenuto fuori dal campo per diverso tempo nella passata stagione.
La ricerca dovrebbe concentrarsi quindi su un nome nuovo, probabilmente proveniente dal mercato statunitense degli esterni, tradizionalmente ricco di opzioni. La chiusura dell’operazione Edwards — arrivata in corsa, modificando i piani iniziali — dimostra che la dirigenza è pronta ad agire con rapidità quando si presenta l’occasione giusta. Ora tocca trovare il regista.





