Vent’anni fa, il 23 agosto 2006, un ragazzo di San Giovanni in Persiceto salì sul parquet di Sapporo e giocò la partita della sua vita contro gli Stati Uniti. Marco Belinelli, guardia cresciuta alla Virtus sotto la guida di Ettore Messina e poi esplosa sulla sponda Fortitudo, aveva poco più di vent’anni, qualche centimetro mancante per arrivare a 1,96 e settanta chili scarsi addosso. Eppure, quella sera, segnò 25 punti contro il Dream Team. La partita finì 94-85 per gli americani nella fase a gironi del Mondiale. L’Italia di Carlo Recalcati uscì poi agli ottavi contro la Lituania, ma il risultato racconta solo una parte della storia, come racconta a il Corriere della Sera:
«Il primo tiro lo sbaglio, il secondo va dentro. Da lì, cambia tutto: prendo fiducia, affronto gli Stati Uniti come se fossero una squadra del campionato.»
Carmelo Anthony e Dwyane Wade quella notte ne combinarono 61 insieme, con undici canestri consecutivi che spezzarono le gambe agli azzurri. Ma Belinelli rimase in piedi. Gli americani, di lui, dissero semplicemente: «Di brutto». Coach K, Mike Krzyzewski, arrivò a scherzarci su dichiarando che avrebbe fatto sposare Belinelli a sua figlia pur di portarlo negli Stati Uniti. Mike D’Antoni, vice in panchina, fu ancora più diretto: «Da voi abbiamo imparato molto».
L’ascensore, LeBron e il trionfo in NBA
Belinelli ricorda Sapporo con precisione sensoriale: l’odore della città, cibo e umidità, la prima volta così lontano da casa. E poi l’ascensore dell’albergo, la sera prima del match, quando le porte si aprirono e davanti a lui comparvero LeBron James, Carmelo Anthony e Dwyane Wade:
«La città aveva un odore particolare, di cibo e umidità. Era la mia prima volta così lontano da casa.»
L’anno successivo, al Draft NBA 2007, la chiamata al primo giro dei Golden State Warriors diede il via a tredici anni nelle franchigie più prestigiose: Toronto Raptors, New Orleans Hornets, Chicago Bulls, San Antonio Spurs, Sacramento Kings, Charlotte Hornets, Atlanta Hawks e Philadelphia 76ers. Con gli Spurs conquistò lo storico anello nelle Finals 2014 contro gli Heat di LeBron James, rimanendo ancora oggi l’unico giocatore di basket italiano ad aver vinto un titolo NBA.
«A questo record tengo un sacco, ne sono super orgoglioso in modo, lo ammetto, egoista. Spero che tanti altri azzurri giochino le finali NBA, che vadano vicino al trionfo, ma che nessuno ce la faccia. Mai più nella storia!»
Belinelli e il ritorno a Bologna da giocatore maturo
Nel 2020 è tornato alla Virtus da uomo e atleta completamente diverso: il fisico era cambiato, dai 70 chili iniziali era salito a 82 già dopo la prima stagione oltreoceano, lavorando duramente sui blocchi e sulla massa muscolare fin dai primi giorni americani. Quello sbarbo emiliano, come si definisce lui stesso con un sorriso, aveva smesso di esserlo da un pezzo:
«Italia-Usa a Sapporo è la partita che farò vedere alle mie figlie. C’è un prima e c’è un dopo.»
