Dopo quattro stagioni trascorse in Grecia, Marius Grigonis è tornato a casa, allo Zalgiris Kaunas, e ha deciso di raccontare senza filtri la sua esperienza con la maglia del Panathinaikos. Intervistato dai canali ufficiali del club lituano, la guardia ha definito la sua avventura ateniese come un vero e proprio “caos organizzato”.
Il giocatore ha ricordato come il primo anno sia stato estremamente complicato, caratterizzato da continue tensioni nello spogliatoio, litigi e un clima pesantissimo attorno alla squadra. La situazione si è però capovolta radicalmente la stagione successiva con la sorprendente conquista dell’Eurolega, un trionfo che ha trasformato i giocatori in idoli per una tifoseria che vive di pallacanestro con un fanatismo senza eguali. Nonostante gli ostacoli iniziali, Grigonis considera oggi quel periodo come uno dei migliori e più formativi della sua intera carriera.
Una delle rivelazioni più forti riguarda il suo rapporto con l’allenatore Ergin Ataman. Grigonis ha descritto in modo netto come il tecnico scelga volontariamente di isolarsi, evitando quasi totalmente la comunicazione diretta con i membri del roster. Secondo l’esterno lituano, è praticamente impossibile trovare un singolo atleta che possa affermare di aver instaurato un legame con lui. Il suo impiego in campo rifletteva alla perfezione questo approccio distaccato: nell’ultima stagione le convocazioni gli venivano spesso comunicate all’ultimo minuto, a volte persino a mezz’ora dalla palla a due, rilegandolo a un ruolo marginale che ha dovuto accettare con estrema pazienza.
Un altro capitolo doloroso affrontato nell’intervista riguarda i gravi problemi alla schiena che lo hanno portato a un passo dal ritiro agonistico. In quelle circostanze delicate, Grigonis ha evidenziato la pessima gestione riabilitativa da parte della società greca. Si è ritrovato a dover organizzare autonomamente i propri viaggi in Germania per curarsi, scontrandosi con pareri medici discordanti tra i professionisti del club e i suoi specialisti di fiducia. La svolta decisiva è arrivata solo grazie all’arrivo di un nuovo fisioterapista greco, che gli ha finalmente permesso di vedere la luce in fondo al tunnel e recuperare la condizione. Nonostante i forti contrasti avuti con lo staff medico, il giocatore ha precisato di aver sempre mantenuto ottimi rapporti sia con il direttore sportivo che con il proprietario della franchigia.
Oggi il presente di Grigonis si chiama nuovamente Zalgiris. Ritrovare la propria lingua madre, lo spogliatoio di casa e un ambiente familiare, arricchito peraltro da figure di grande spessore ed esperienza come Jonas Valanciunas, gli ha restituito grande serenità mentale. Il suo obiettivo primario ora è semplicemente quello di preservare la propria salute fisica, mettendosi a totale disposizione di un gruppo molto rinnovato che sta lavorando duramente per trovare la chimica perfetta in vista delle nuove sfide europee.




