Tornare e restare: questi i due verbi che indicano l’obiettivo all’Acqua San Bernardo Cantù per l’imminente stagione 2026-2027. Tornare a casa nella nuova Arena agli inizi di marzo 2027 (questa la data prevista) e poi restare in serie A, possibilmente conquistando la salvezza con meno patemi rispetto allo scorso torneo. Ovvero la combinazione perfetta per ritrovare il proprio passato e soprattutto proteggere il proprio futuro in questi tempi – a nostro giudizio miseri – di compravendite di titoli sportivi senza alcun rispetto per piazze e tifoserie che hanno fatto la storia del basket italiano.
Un roster (quasi) tutto nuovo
Ritornato a sua volta a Cantù per ricostituire con coach Frank Vitucci il collaudato tandem già visto in azione a Brindisi e Treviso, il gm Simone Giofrè per modalità e strategia ha fatto un mercato nel segno del suo maestro Bruno Arrigoni: con calma, un pezzo alla volta, cercando anche di pescare qualche sorpresa vincente dove gli altri di solito non vanno a curiosare.
«Abbiamo costruito il roster con la filosofia di mettere i giocatori uno di fianco all’altro, non uno sopra l’altro, cercando intercambiabilità e la necessaria base di esperienza sulla quale iniziare a lavorare», ci ha detto lo stesso Giofrè in occasione dell’inaugurazione del Pavillon, la nuova palestra di allenamento adiacente alla Cantù Arena dove la squadra si sta allenando dallo scorso 17 agosto. Come sempre, sarà poi il campo a dire se il mix ottenuto è quello giusto (per non rischiare fraintendimenti, “giusto” per l’obiettivo stagionale, senza cercare paragoni con quelle miscele esplosive delle Cantù messe insieme da Arrigoni con i coach di turno).
Con capitan Riccardo Moraschini (che con Vitucci potrebbe ritrovare anche minuti da play) e Leonardo Okeke a rappresentare gli unici elementi di continuità rispetto alla scorsa stagione, i due “pilastri” del mercato sono rappresentati da Semaj Christon, in arrivo da Udine per ricevere le chiavi della squadra, e Savion Flagg, in arrivo invece da Napoli per essere la punta di diamante offensiva. Altri volti già noti in LBA: l’ultimo acquisto Davide Moretti a rafforzare il reparto degli esterni e l’ala lettone Andrejs Grazulis, entrambi alla ricerca del pieno recupero dopo brutti infortuni.
Alla prima esperienza nella nostra serie A sono invece gli altri tre stranieri, “globetotter” con un’infinità di visti europei ed extra-europei sul passaporto: l’ala forte Isaiah Miles (ultima stagione in Turchia), il centro Chad Brown (da Israele, ma con esperienze anche in Repubblica Dominicana e Indonesia come potete leggere in questo dettagliato scouting) e l’esterno Hassani Gravett, che in Italia ci ha già vissuto da piccolo perché figlio di un militare e la cui permanenza in Brianza è già stata peraltro data in forse (anche se la sua dote principale è proprio la resilienza, come vi raccontiamo in quest’altro scouting).
Novità per Cantù e per la massima serie anche gli italiani che chiudono il roster: Matteo Parravicini, che in A a onor del vero ha già avuto una presenza con Varese nella stagione 2017-2018 ma che ora ci arriva davvero dopo diverse stagioni di formazione in A2 (l’ultima delle quali brillantemente suddivisa tra Rieti e Mestre); Liam Udom, quattro campionati a Verona e poi a Rieti, dove si è fatto notare con 11.6 punti di media; Simone Ventura, diciassettenne talento che in Brianza conoscono bene perché in forza al Progetto Giovani Cantù e che ai recenti Mondiali U17 ha viaggiato a 15 punti di media.
I punti forti
Come da intenti di chi l’ha costruito, è un gruppo di grande esperienza con diversi giocatori abituati ad assumersi le proprie responsabilità (tanto in partita quanto in spogliatoio) e a gestire anche situazioni delicate.
Fuori discussione anche l’esperienza del coach, con Vitucci che è stato coinvolto in prima persona nella costruzione della squadra: in altre parole, ha o almeno dovrebbe avere un materiale già selezionato (almeno nei suoi “pezzi” principali) con cui plasmare la Cantù 2026-2027 secondo la sua idea di gioco.
I punti deboli (o almeno da verificare)
Anche se con migliaia e migliaia chilometri di rodaggio in giro per l’Europa, la qualità dei motori di Isaiah Miles e Chad Brown andrà comunque verificata sotto i tabelloni della LBA, in quelle aree colorate dove il transito può risultare complicato.
Altro dettaglio da tenere in considerazione: eccezion fatta per Flagg e Moretti, gli altri elementi fondamentali sono tutti “over 30” e quindi, anche se il calendario prevede “solo” 30 partite nell’arco della regular-season, per Cantù sarà indispensabile poter contare sul costante apporto dei più giovani (e quindi meno esperti, Okeke a parte) per non rischiare quei “black-out” che sono sempre in agguato nell’arco di una partita come dell’intero torneo.
L’obiettivo di stagione
E’ quello riportato all’inizio di questo articolo e subito dichiarato dal club: rimanere in A. Augurandoci per il bene della nostra pallacanestro che non ci siano default a campionato in corso come già accaduto nel recente passato, significa mettersi alle spalle due avversarie: impresa possibile, ma che richiederà duro impegno (soprattutto difensivo) e forte concentrazione.
Poi, in un ambiente “caldo” per definizione, servirà usare misura nel valutare le situazioni… e farlo già da subito: perché dopo una pre-season segnata da 6 sconfitte in altrettanti incontri, per l’Acqua San Bernardo l’esordio in Campionato di sabato 26 settembre sarà niente meno che sul parquet della Reyer Venezia, già incontrata lo scorso 12 settembre al Garda Ball Elite in un match a senso unico (66-93 per la squadra di coach Spahija) e sicuramente “avvelenata” dalla sconfitta in finale di Supercoppa con l’Olimpia Milano.





