Il futuro del basket europeo continua a essere al centro di un dibattito acceso, soprattutto per quanto riguarda le possibili mosse della NBA nel Vecchio Continente. A intervenire sulla questione è stato Chus Bueno, amministratore delegato dell’Eurolega, che in un’intervista rilasciata a Reuters ha espresso con chiarezza la sua posizione: la nascita di due competizioni rivali rappresenterebbe un danno enorme per l’intero movimento:
«Se decidono di entrare nel mercato, sarà un disastro. Lo sanno loro, lo sappiamo noi e non lo vogliamo.»
Chus Bueno: il dialogo con la NBA resta aperto
Bueno ha spiegato che dopo il vertice di Como ci sono stati ulteriori contatti e che la linea degli azionisti dell’Eurolega è stata netta. La disponibilità al confronto con la NBA non manca, ma qualsiasi intesa dovrà avere un senso concreto per la parte europea.
«Saremo sempre aperti ad ascoltare e discutere con la NBA qualsiasi possibile accordo. Ma deve avere senso per noi. Le linee telefoniche restano aperte e, se qualcosa non dovesse funzionare, forse ci sarà qualcosa che potrebbe funzionare in futuro.»
Il numero uno dell’Eurolega si è detto convinto che nessun club abbandonerà la competizione per aderire a un eventuale progetto targato NBA Europe. La sensazione raccolta al Lago di Como, ha riferito, è quella di un fronte compatto: le squadre vogliono restare unite, consapevoli che una divisione finirebbe per disperdere valore a vantaggio di altri.
La sfida della sostenibilità economica
Un altro tema toccato da Bueno riguarda la salute finanziaria dei club. Attualmente, tra le squadre con licenza per l’Eurolega, solo il 40% risulta economicamente sostenibile. Una percentuale che il CEO conta di ribaltare nel medio periodo grazie alla crescita della competizione e all’espansione.
«Credo che entro cinque anni, con questa espansione, potremmo raggiungere un punto in cui la maggior parte, se non tutti, i club saranno finanziariamente sostenibili.»
Un obiettivo ambizioso, che passa inevitabilmente dalla capacità dell’Eurolega di mantenere la propria unità e di evitare quella frammentazione che Bueno considera il rischio più grande per il basket europeo.





