Il rapporto tra Eurolega e NBA resta uno dei temi più caldi del basket europeo. Dopo il rifiuto dell’offerta americana, definita dai vertici della massima competizione continentale come un approccio di stampo colonialista, le trattative tra le due parti sembrano tutt’altro che chiuse. La NBA sostiene di poter avviare autonomamente il progetto NBA Europe, mentre l’Eurolega ribadisce di essere in grado di crescere e generare ricavi senza l’intervento economico degli americani. In realtà, appare difficile che la lega statunitense possa costruire qualcosa di solido in Europa senza il coinvolgimento dei principali club del continente.
La posizione di EuroLeague: dialogo sì, ma alle giuste condizioni
Il CEO dell’Eurolega, Chus Bueno, ha affrontato la questione in un’intervista rilasciata a Reuters, chiarendo la posizione della lega e dei suoi azionisti:
«Se decidessero di entrare nel mercato europeo, sarebbe un disastro. Ne sono consapevoli loro e ne siamo consapevoli noi, e nessuno lo vuole. Dopo Como, la posizione dei proprietari è stata chiarissima: resteremo sempre disponibili al dialogo con la NBA su qualsiasi possibile intesa, ma deve avere senso per noi. Le linee sono aperte e, se finora non si è trovata un’intesa, magari in futuro si troverà qualcosa che funzioni.»
Bueno si è detto convinto che nessun club lascerà EuroLeague per aderire a un eventuale progetto americano in Europa:
«Non credo che succederà. I club vogliono restare uniti e muoversi insieme, ed è esattamente il messaggio che abbiamo raccolto da tutti al Lago di Como. Dividersi significherebbe perdere valore, avvantaggiando qualcun altro. L’ultima cosa che vogliamo è un’ulteriore frammentazione: sarebbe dannosa per tutto il basket.»
Penali milionarie e piani di espansione
Tutti i 13 club azionisti di EuroLeague hanno sottoscritto contratti decennali legati a un nuovo piano strategico di crescita. Uscire dalla competizione comporterebbe conseguenze economiche pesantissime.
«Chi volesse andarsene dovrebbe versare una penale, e gli altri club potrebbero anche avanzare richieste di risarcimento individuali. Perderebbero più degli 80 milioni di euro investiti in azioni. E se un giorno volessero rientrare, dovrebbero pagare la cifra in vigore al momento della richiesta. Insomma, avrebbero moltissimo da perdere.»
Nel frattempo, EuroLeague prosegue con il suo progetto di espansione a lungo termine. Attualmente composta da 13 club con licenza permanente, la lega punta ad assegnare fino a otto nuove licenze di franchising nell’ambito dell’allargamento a 24 squadre. Secondo Bueno, l’annuncio delle nuove franchigie è atteso per metà novembre. Con questa strategia, il valore complessivo dei club iscritti dovrebbe triplicare, passando da circa 1,8 miliardi di euro a 5,4 miliardi:
«Credo che nel giro di cinque anni, grazie a questa espansione, potremmo raggiungere una situazione in cui la maggior parte dei club, se non tutti, saranno finanziariamente sostenibili.»
Anche il formato della competizione cambierà radicalmente. Il presidente di EuroLeague, Dejan Bodiroga, ha recentemente confermato che dalla prossima stagione la lega passerà da 20 a 24 squadre e adotterà un sistema a due gironi.





