HomeIntervisteAchille Polonara: "Non ho ascoltato il timeout, ma abbiamo vinto il campionato"

Achille Polonara: “Non ho ascoltato il timeout, ma abbiamo vinto il campionato”

L’esperienza di alti e bassi col Fenerbahce: com’è stato l’impatto con l’Eurolega? Come valuti la tua esperienza?

Non è stata indimenticabile ma è stata comunque una buona stagione. Ho fatto parte di un club veramente importante con un seguito enorme: a Istanbul basta che dici “Gioco nel Fener” e ti guardano come un Dio! Vivere in una città bellissima, enorme e diversa culturalmente come Istanbul è arricchente.

Cosa non ha funzionato con l’Efes?

Una serie di fattori: la squadra non sta raggiungendo i risultati sperati; ci sono stati parecchi cambi, se ne sono andati giocatori del nucleo storico come Simon, Singleton, Moerman, con una chimica inimitabile. Adesso, però, sono concentrato sullo Zalgiris.

Raccontaci l’estasi della serata di Belgrado: per tutta l’Italia del basket è stato un traguardo inaspettato, che però si attendeva da tanto. Come siete riusciti a ribaltare un pronostico così chiuso?

Quasi il90% d’Italia non ci credeva. Sapevamo che non avevamo nulla da perdere ma eravamo un gruppo unito, stavamo bene insieme con la massima fiducia dell’allenatore. Siamo scesi in campo come fosse una partita qualunque. Possesso dopo possesso vedi che loro vanno in difficoltà, acquisisci spensieratezza, fiducia e speranza di raggiungere un risultato importante.

A Berlino sentivate, anche quando eravate sotto, che potesse andare allo stesso modo? Quella del Preolimpico era una Serbia con tante assenze, ma a Eurobasket c’erano quasi tutti…

Negli ultimi 2-3 anni il  gruppo è sempre stato bene o male quello: siamo tutti giocatori con fame, vogliamo far bene. Molti giocatori sono ai primi anni in Nazionale, vogliono dimostrare di poterci restare e togliersi delle soddisfazioni. Con la maglia azzurra diamo veramente tutto!

Meo ha plasmato, Poz ha proseguito: quali sono i punti di contatto e quali le differenze?

Hanno anche lavorato insieme ai tempi di Capo d’Orlando, hanno in comune il lasciare molta libertà ai giocatori. I giocatori vanno in campo, bisogna lasciarli giocare senza mettere troppi paletti o troppe paranoie. Il loro modo di veder le partite è abbastanza simile: ti fanno giocare tranquillo!

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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