HomeIntervisteAlessandro Magro: "A Siena c'era un metodo che ci veniva invidiato"

Alessandro Magro: “A Siena c’era un metodo che ci veniva invidiato”

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare uno dei migliori allenatori italiani degli ultimi anni, ovvero Alessandro Magro. Dopo aver lasciato Brescia, attualmente Magro si trova sulla panchina dei BC Wolves in Lituania ma insieme ai nostri Paolo Spelorzi e Stefano Galullo ha ripercorso tutta i passaggi più importanti della sua carriera. Uno tra questi è sicuramente il periodo vissuto da assistente allenatore alla Mens Sana Siena. Eccolo raccontato dalle parole dello stesso Alessandro Magro.

“Non entro nel merito di quella che poi è stata l’inchiesta. La battuta che faccio sempre è che io sono testimone di quello che succedeva al meno uno, sottoterra, dove c’erano le persone che lavoravano all’interno dell’organizzazione.

C’era un metodo, un livello di disciplina, un livello di organizzazione che oggettivamente ci veniva invidiato. Io ho avuto e mantenuto tantissimi contatti in tutto il mondo da persone che venivano a vedere come lavoravamo noi. Allenatori dalla Spagna, allenatori dal Giappone, allenatori dagli Stati Uniti. Sembra una stupidaggine, ma Kenny Atkinson (che poi nel corso della carriera è diventato capo allenatore NBA), quando era Players Development Coach dei New York Knicks era venuto a vedere come lavoravamo e io gli ho fatto allenare la mia squadra under-17 una volta.

Chi ha vissuto quel periodo là è uscito formato da un punto di vista mentale su come organizzare le cose, come raggiungere gli obiettivi, avere un determinato tipo di metodo. È questo il motivo per il quale non credo si possa parlare di colpe né da parte mia né da parte di Omegna, dell’organizzazione, nella mia prima esperienza da head coach. Ho avuto difficoltà nel calarmi in una realtà che era anni luce diversa da quella che io ho sempre vissuto per otto anni. Oggi dopo tante altre esperienze riesci a calarti meglio nelle realtà, ma quando da 24 a 32 anni hai vissuto solo quello pensi che sia solo quello o che debba essere solo quello.

È un po’ quello che in NBA succede con i San Antonio Spurs. Tantissimi allenatori di grande successo nel percorso sono stati nell’organizzazione dei San Antonio Spurs, ci sono passati, hanno respirato quell’ambiente. Quello oggettivamente è qualcosa che ti rimane e che ti forma tanto. Da un punto di vista può essere uno svantaggio, però tanti buoni professionisti sono usciti da lì perché c’era un ambiente molto stimolante che ti spingeva a dare il massimo. Soprattutto, avevi la possibilità sempre di imparare da persone più brave di te.

Nella vita c’è sempre chi è più bravo o meno bravo di te, quindi non lo so quanto uno possa essere arrivato al massimo del suo potenziale. Ma io ho avuto la fortuna che a 24 anni stavo dalla mattina alla sera accanto a Luca Banchi, accanto a Pianigiani. Poi è arrivato Crespi dopo, se per non parlare dei preparatori atletici… Tutti questi nomi continuano a lavorare ad altissimo livello sotto tutti gli aspetti, quindi avevi la possibilità di confrontarti con persone professioniste di altissimo livello e bastava avere un minimo di curiosità e un po’ di voglia di ascoltare per crescere giorno dopo giorno.”

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

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