Ritorna il nostro classico format podcast delle one to one con interviste a giocatori, allenatori e dirigenti del basket italiano ed europeo. Dopo aver chiacchierato con Daniel Hackett, in questa puntata abbiamo ripercorso la carriera di Andrea Cinciarini, ex capitano dell’Olimpia Milano e ora tornato alla Pallacanestro Reggiana dove aveva già passato un periodo importante di carriera.
Abbiamo parlato della sua venerazione per la crioterapia, la sua capacità di partire da dietro e guadagnarsi sempre i suoi minuti con la fatica e il lavoro. Il rapporto con Milano e i tifosi, i ricordi lasciati a Cantù e le emozioni di Reggio Emilia tra Europa e Italia.
Qui alcuni estratti dall’intervista con Andrea Cinciarini:
La crioterapia:
Sono un fan di questo metodo di recupero, ce ne sono due tipi: una all’azoto e una ad aria. Ne ho trovata una anche qui a Reggio Emilia e devo dire che per me è un must, perché ti permette un rapido recupero fisico, scioglie il tessuto adiposo ed è anche positivo per il sistema nervoso.
L’Eurochallenge con Reggio:
La Reggiana aveva un progetto, quella stagione segnò la crescita perché giocammo bene, partecipammo all’Eurochallenge e quando capimmo di potercela giocare investimmo molto nella competizione. La finale contro il Triumph è stata molto bella con il PalaDozza che ci incitava…un’esperienza incredibile.
Gli insegnamenti di Alphonso Ford:
Non sapevamo della sua malattia. Lui ogni tanto non poteva allenarsi, ma quando c’era, nonostante la febbre o i problemi, aveva sempre un gran sorriso, la voglia di vivere e di trasmettere positività. Mi ha insegnato molto ripensare a lui quando poi ho saputo del suo terribile male…è stato un esempio.
Lo scudetto con Milano:
È stata una grande liberazione. Ironia della sorte l’ho vinto proprio a Reggio Emilia dopo una serie tostissima e dura. La felicità è stata totale perché in quei momenti non si può descrivere l’emozione che si prova dopo essere andato vicino all’obiettivo e non essere riuscito a raggiungerlo. Guarda la reazione di Polonara quando ha vinto l’ACB dopo alcune finali perse…è qualcosa d’indescrivibile.
Lavoro, lavoro, lavoro
Io in estate stacco 4-5 giorni al massimo, poi con Giustino Danesi preparo un piano per prendermi cura del mio corpo e mi rimetto al lavoro. Curo l’alimentazione e cerco strutture di vacanza che abbiano la palestra per mettere benzina nelle gambe. Con Mario Fioretti, invece, ho condiviso ore e ore di tiro, esercizi personali e miglioramento, per quello nel 2016 alla vittoria della coppa Italia sono corso da lui ad abbracciarlo. È stato il mio compagno di lavoro.
La scelta di tornare a Reggio:
Sono stato molto vicino a Trento, che poi ha virato su Flaccadori; ho avuto la possibilità di restare a Milano sicuramente, ma io volevo rimettermi in gioco e guidare una squadra. Sapevo di poterlo fare ed essere ancora protagonista, quindi ho accettato un altro bel progetto della Reggiana e sono contentissimo.
