DIFESA
Prima è stato l’attacco, ma per mera adesione alla struttura degli Scouting Report BDP. Perché se si parla di Antonius Cleveland prima, e per distacco, c’è la difesa. Riguardando le clip della stagione 2022/23 del nativo di Memphis, di seguito ecco alcune espressioni che sono balzate alla mente per descrivere la sua difesa individuale sull’handler e che non saprebbero rendere meglio se non riportate letteralmente l’impatto di Cleveland sui palleggiatori avversari. “Piovra”; “Famelico”; “Non lascia respirare, rimane adeso“; “Cane da tartufo”; “Tentacolare”; “Dea Kalì” (Kalìveland, pensandoci, sarebbe un nickname clamoroso…); “Un guanto tremendo”; “Demoniaco”; “Una zanzara nella palude”; “Diabolico”.
La capacità di non staccare mai l’attenzione dal palleggiatore nei suoi paraggi ha un’ulteriore manifestazione nella protezione del ferro: in maniera minore anche in situazioni di aiuto, le prolunghe di Cleveland gli consentono non solo di stoppare i layup o i tiri in avvicinamento ma anche alcuni jumper dal rilascio non fulmineo. Non è raro vederlo compensare la differenza di cm nei confronti di lunghi non particolarmente verticali e contestare appoggi oltre il ferro.
Anche in attacco ma principalmente in difesa, l’aspetto su cui Cleveland è atavicamente inferiore alla media è la navigazione sui blocchi: la tendenza a schiantarsi sul corpo degli avversari senza adeguare la propria traiettoria di corsa non lo rende il difensore ideale per seguire i tiratori su set costruiti appositamente per le loro uscite.
Se non ci sono corpi frapposti tra lui e la palla, tuttavia, Cleveland è un pericolo costante. Se si trova a un passaggio di distanza dalla sfera, sostanzialmente ogni linea dell’uomo da lui marcato è preclusa. Essendo ancor più specifici, per squadre basate sulle entrate nei giochi tramite passaggi consegnati, sia che il passatore stia palleggiando (dribble hand off) sia che il movimento sia quello del ricevitore (hand off), Antonius è il peggior cliente possibile. Cleveland è l’ideale per spezzare il consegnato, mettere pressione sulla palla prima ancora che l’esterno da lui marcato ne entri in possesso per andare in 1vs0 nella metà campo avversaria. Quella di sbilanciarsi, di fidarsi estremamente della lunghezza delle proprie braccia è croce e delizia della difesa di Cleveland: il palleggiatore non può mai stare tranquillo ma, qualora l’anticipo fosse bucato, lo sbilanciamento difensivo di squadra è assai accentuato.
Ciò che contraddistingue la difesa di Cleveland sulla palla, quella vibratilità e mobilità estrema, non è ugualmente canalizzata quando il possesso non prevede di passare nell’immediato futuro per il suo uomo. Il potenziale che avrebbe la sua difesa stunt, staccandosi da lato forte per disturbare il palleggio dell’handler e deviare/impedire il passaggio, rimane tale. Non è finora stato tradotto in atto perché, a dimostrazione che non è solo il fisico né la predisposizione a contare in un sistema difensivo ma anche la tecnica, l’aiuto non arriva quasi mai coi tempi giusti, spesso quando il pallone è all’altezza del bacino e non vicino al parquet, nel momento cioè in cui è più facile per il palleggiatore reagire e aggiustare il palleggio.





