- Si è parlato di Pajola tiratore e tagliante, non si è ancora menzionato il Pajola creatore dal P&R: un lungo dinamico come Cacok ha pane per i suoi denti con Egbunu, e coinvolgere l’ex Varese nei giochi a due per innescare il #15 è una soluzione intelligente. Che a farlo sia Pajola e non Lundberg è una piacevolissima sorpresa.
- Con Cacok cambia la fisionomia della difesa virtussina: si cerca di negare la ricezione fronteggiando l’esterno sulla linea di fondo, invitando il palleggiatore dell’Asvel ad alzare la parabola per scavalcare entrambi e contare sulla mobilità in roaming dell’ex CSKA.
- Dopo aver iniziato a mescolare le carte in difesa – sui post di Shengelia, dopo l’iniziale single coverage, Pozzecco ha ordinato prima una zona 2-3 e poi i raddoppi dal fondo -, anche in attacco il coach dell’Italia propone la prima scelta estrema: doppio play (Yaacov-De Colo) e doppia power forward senza centro (Lauvergne-Scott), per rispondere a mobilità con tutta quella a disposizione a roster. Nella difesa in post su Lauvergne la Virtus ha soluzioni sì sul lato debole ma non sulla palla, nemmeno con il lungo più dinamico a roster (Cacok).
- Shengelia miglior passatore dal pitturato in EuroLeague lo abbiamo già detto, vero?
- L’Asvel canalizza molto meglio le energie a disposizione: non è sufficiente solo sacrificarsi in difesa, bisogna farlo anche con disciplina, cosa che né Lundberg né Abass hanno prodotto nei primi possessi difensivi sul parquet. L’impegno e l’abnegazione non si discutono, si discute la tecnica dello stunt e del passare sopra i blocchi. Si discute anche la sicurezza che si trasmette nelle poche scelte offensive che competono a specialisti come Abi, chirurgici in LBA nel punire le difese da lato debole e inspiegabilmente meno fiduciosi nel prendersi lo stesso tiro con la stessa libertà lasciata dalla difesa avversaria.
- Belinelli da lato forte e Dunston senza possibilità di ricevere aiuto da lato debole: l’accoppiata dei due veterani della Virtus è letale per la difesa di Bologna sugli entry pass per i lunghi dell’Asvel. Belinelli non taglia la linea di passaggio, Dunston non riesce ad anticipare, per Fall è un gancio da riscaldamento.
- La tripla da 8 metri di Cordinier allo scadere dei 24″ rischia di non far porre un quesito che, anche se non dovesse trovare risposta nella serata francese, potrebbero ripresentarsi e trovare una colpevole scena muta più avanti. Quando le percentuali al tiro non sono dignitose, quintetti con Dunston e Shengelia sono sostenibili? L’ex Efes è un lungo non ideale per una coppia di interni con un 4 dal tiro ondivago come Shengelia che non contribuisce in primis ad aprire il campo e che, semmai, sfrutta le spaziature create da altri per aumentare ulteriormente il raggio d’azione complessivo.
- Canalizzare l’energia = dominare fisicamente la partita facendo solo 2 falli in 9′ nel quarto e conquistare qualsiasi possesso sfuggito – letteralmente – dalle mani dei palleggiatori della Virtus. In una serata in cui la sfera sembra scottare per la difficoltà nel controllarla durante i set offensivi, il finale di 2Q è affidato al puro talento individuale: Scott in entrata da una parte, Belinelli cadendo sulla prima fila in angolo dall’altra. La pallacanestro sa farsi piacere anche quando è brutta.
- Poche costruzioni di squadra e moltissime iniziative individuali anche a inizio 3Q: il continuo spegnersi-e-accendersi della qualità degli interpreti non permette chissà che dissertazioni sulle scelte difensive, ma è l’ennesima dimostrazione del potere magnetico di uno sport che sa trattenere gli occhi sull’azione anche quando questa è di una qualità discutibile.
- Però quando Isaia Cordinier decide di voler spendersi in entrambe le metà campo rischia di essere un pezzo pregiato per qualsiasi livello di EuroLeague.





