A proposito di zona: tutti riconoscono l’impronta di Caja come una masterclass difensiva che attua questa disposizione. Moltissimi addetti ai lavori ti descrivono come uno dei coach top non solo d’Italia ma d’Europa a livello difensivo. Sappiamo quanto la cura del dettaglio sia basilare per allenare ad alto livello, ma l’identità difensiva che hai creato più volte nel corso della tua carriera è qualcosa che si è visto raramente. Dando una percentuale o una stima, quanto un sistema difensivo efficiente è dettato dalle qualità fisiche e atletiche degli atleti e quanto dalla loro predisposizione mentale e flessibilità tattica?
Fermo restando che le caratteristiche individuali hanno la loro importanza, hanno la loro importanza nell’1vs1. Nel confronto singolo, sia in attacco che in difesa, se non hai le gambe non vai da nessuna parte. Non bastano i migliori fondamentali assoluti! La difesa di squadra, invece, ti permette di collassare e ridurre gli spazi dell’attacco avversario, lavorare sulle linee di passaggio e creare una spaziatura difensiva ti permette di gestire meglio la tipologia di attacco che oggi va per la maggiore, il gioco a due e il pick and roll. Per marcare questa situazione, che costituisce praticamente il 70% dei possessi avversari, serve una difesa di squadra. non è un 2vs2 che coinvolge il difensore del palleggiatore e del bloccante, ma anche degli altri 3 che devono occupare certe posizioni e non altre. Un po’ di atletismo da parte del lungo è richiesto a prescindere per fermare la palla e recuperare il proprio uomo: se però penso che uno dei giocatori migliori nel difendere il pick and roll che abbia mai allenato è Tyler Cain, si può dire tutto tranne che sia un atleta di primissimo livello… La differenza nel basket europeo dal lato difensivo non la fa l’atletismo ma l’applicazione mentale, e in tema di difesa di squadra penso che l’allenatore possa incidere in maniera decisiva.
Ma allora com’è possibile che quasi tutti i sistemi difensivi che hai plasmato, molte volte subentrando a stagione in corso, fossero elitari? Non potendo sempre scegliere il personale e adattandoti alla conformazione voluta da qualcun altro, quanto è stato difficile ripartire da capo?
Vale sempre un discorso di gradualità: se prendi un giocatore che vale 8 a livello difensivo, il 6 te lo garantisce sempre e comunque con la buona volontà. La difesa non ti lascia mai a piedi: anche le partite dove sei stanco, con grandi pressioni e tensione, l’attacco può risentirne ma la difesa no. Se sei costante e sei fiducioso, la difesa non ti abbandona. A maggior ragione prendendo in corsa squadre che non vanno bene, la difesa dà loro un primo punto di riferimento. Inoltre, ritengo importante la parte video: da anni porto avanti e aggiorno nelle varie squadre che alleno una serie di clip delle situazioni migliori. Mostrando agli atleti ciò che devono fare per difendere al meglio, sul campo poi ci si attiva spezzettando le varie situazioni per arrivare a quel punto. Ci sono alcune situazioni in cui in poco tempo riesci ad arrivare a 8-9, altre in cui se va male un 6-7 riesci comunque a farlo. Col tempo si aggiunge la componente tattica, a seconda delle caratteristiche degli avversari, e qui entra in gioco la difesa a zona. Ad esempio, sono convinto che avere uno schieramento a zona sulle rimesse da fondo campo ti preserva da canestri facili da sotto, con la zona presiedi il campo in 5vs4. Magari non riesci a far fare infrazione di 5” all’attacco su rimessa, però punti rapidi non ne subisci.
Hai vissuto in panchina diverse ere della pallacanestro, toccando con mano l’evoluzione del Gioco: che uso fai e quanto influenzano le analytics nel basket contemporaneo? Nella preparazione e nella strategia ti affidi comunque in prima battuta all’eye test o la consultazione dei numeri ha ormai assunto un ruolo da protagonista?
Io non ho troppa dimestichezza coi numeri, valuto molto con l’occhio. Non preparo la singola situazione e la singola partita pensando a quanti e quali minuti giocherà quel giocatore: io vado col feeling della partita. Questa cosa ha sdoganato la massima “Non si può giocare 40’”: un paio di stagioni fa a Reggio Emilia Cinciarini non si faceva partite intere solo la domenica in LBA ma pure in settimana in coppa. Ogni mese si diceva che non sarebbe arrivato in fondo ma non solo siamo arrivati ai Playoff in campionato e in finale in coppa ma ricordo persino una partita a Trieste con doppio supplementare in cui ha giocato 48’! ok il piano partita, ma un allenatore deve saperla sentire. Dico sempre alle mie squadre “Quello che vedremo nei primi 10’ è quello che abbiamo preparato in settimana, il resto non si può sapere finché non giocheremo”. Con l’andare della partita subentrano varianti nuove alle quali bisogna sapersi adattare di volta in volta.
Abbiamo recentemente rivisto l’intervista nell’immediato post-partita della finale di FIBA Europe Cup con Reggio Emilia: il risultato è stato clamoroso al di là della delusione della sconfitta, quando si gioca una finale non si è mai contenti se la si è persa, ma è giunta al termine di un percorso quasi storico. Ce lo contestualizzeresti, sia a livello cronologico che a livello della via di mezzo tra l’impresa e il fallimento che siamo soliti associare ai risultati sportivi di una singola stagione?
Bisogna partire innanzitutto da una questione di salario: se arriva un giocatore dall’NBA e ci si aspetta che performi a un certo livello ma poi non lo fa, allora tanto vale risparmiare e prenderne un altro che fornisce le stesse prestazioni ma che costa molto meno. Prendiamo l’esempio della Virtus di quest’anno: cosa deve rimproverarsi dopo aver portato a gara 7 una serie bellissima con Milano? Cosa poteva fare di più? Tanto di cappello, ha fatto un ottimo risultato! Il Bahçeşehir che abbiamo affrontato in finale aveva ben altre ambizioni rispetto a noi: la squadra di Erdogan giocava al palazzo del Fenerbahce, nella finale di ritorno abbiamo fatto un parziale di 18-0 a fine primo quarto e abbiamo fatto una rimonta clamorosa. Ricordo Justin Johnson che ha preso un antisportivo perché è rimasto attaccato al ferro dopo un alley-oop per non ricadere su un avversario che era a terra sotto di lui: con quello hanno ripreso l’inerzia, compresa la sconfitta dell’andata probabilmente non avremmo comunque vinto ma essersela giocata è stato già qualcosa. Quella Reggio Emilia era davvero una squadra e l’ha dimostrato subito dopo quella partita: giocato in Turchia mercoledì, tornati in Italia giovedì sera, domenica a Trento vince e conquista aritmeticamente il 7° posto. Una grande squadra guidata da un grande capitano come Andrea Cinciarini.
Approfittiamo del tuo parere per una riflessione sulle recenti finali tra Milano e Bologna: serie lunghe, dove non sempre gli attacchi sono stati spettacolari e brillanti, ma della cui qualità non si può dubitare. Si dice che un buon attacco batte una buona difesa 7 volte su 7: quando la manovra offensiva non funziona è più merito della difesa avversaria o demerito dell’attacco stesso?
Commentando i Playoff per RadioRai e avendo la privilegiata postazione dietro a un canestro, posso dire che le Finals sono state di alto livello. A parte l’ultima partita, dove la spia della riserva della Virtus si è accesa, nelle altre mi è capitato più volte di commentare “Grande prodezza offensiva che batte una difesa di alto livello”. Sono state le finali più belle da tanti anni a questa parte, non solo per l’equilibrio che ha portato a gara 7 ma anche per la qualità degli attacchi contro grandi difese. Chiaro che parlando di massimi sistemi ottimo attacco batte ottima difesa: parte un passo prima, ha l’iniziativa…




