Negli ultimi anni, sempre più stelle della NBA hanno firmato rinnovi da cifre astronomiche, raggiungendo i 300 milioni di dollari o più. Dietro questi numeri c’è un meccanismo contrattuale poco noto al grande pubblico ma fondamentale nella struttura salariale della lega: il Designated Player Extension, più conosciuto come Supermax.
Ma cos’è esattamente un contratto Supermax in NBA? Chi può ottenerlo? E quali sono le conseguenze per il salary cap delle squadre? In questo articolo analizzeremo in dettaglio il funzionamento del Supermax, i criteri di eleggibilità e alcuni casi emblematici, come quelli di Luka Doncic, Jayson Tatum e Nikola Jokic.
Cos’è un contratto Supermax in NBA?
Il Supermax è una particolare tipologia di estensione contrattuale introdotta con il Collective Bargaining Agreement (CBA) del 2017, pensata per aiutare le squadre a trattenere le proprie superstar. Ufficialmente chiamato Designated Veteran Player Extension (DVPE), questo contratto consente a un giocatore di ottenere fino al 35% del salary cap della squadra nel primo anno di contratto, con incrementi annuali.
Requisiti per ottenere un contratto Supermax
Per poter firmare un contratto Supermax, un giocatore deve soddisfare tre condizioni fondamentali:
1. Anzianità:
- deve avere tra i 7 e i 9 anni di carriera in NBA, quindi essere considerato un veterano, ma con meno di 10 anni di esperienza;
- deve estendere il contratto con la franchigia che lo ha scelto al Draft, oppure per quella con cui ha giocato nei suoi primi anni nel caso sia stato oggetto di scambio durante il contratto da rookie.
2. Status contrattuale:
- può firmare il Supermax entro l’ultimo anno di contratto già esistente o, in alcuni casi specifici, legati a rookie extension;
3. Performance individuale:
Il giocatore in questione deve aver raggiunto almeno uno dei seguenti traguardi nei tre anni precedenti la firma:
- essere stato selezionato in uno dei tre All-NBA Teams;
- aver vinto il titolo di MVP;
- aver vinto il premio come Defensive Player of the Year (DPOY).
Questo vincolo è stato pensato per limitare l’accesso al Supermax solo ai veri élite della lega.
Le early eligibility
Oltre al classico percorso di accesso al contratto Supermax per i veterani (Designated Veteran Player Extension), la NBA prevede una variante anticipata chiamata Designated Rookie Extension con early eligibility. Questa eccezione consente a giovani giocatori, ancora nel loro primo contratto NBA, di accedere prima del settimo anno a un contratto che raggiunge fino al 30% del salary cap, invece del 25% previsto normalmente per le rookie extension.
Il giocatore può diventare early eligible se, entro il terzo o quarto anno di contratto, raggiunge uno dei riconoscimenti individuali sopra citati. Se rispetta uno di questi requisiti, il giocatore può firmare una super estensione da rookie che parte al 30% del cap invece del 25%, pur non avendo ancora maturato i sette anni di esperienza necessari per un vero e proprio Supermax al 35%.
Impatto sul salary cap
Uno degli aspetti più rilevanti del contratto Supermax è il suo impatto sul tetto salariale (salary cap). Il primo anno del contratto può arrivare fino al 35% del cap totale della squadra, con aumenti annuali fino al 8%.
Questa cifra limita notevolmente la flessibilità di mercato delle squadre, che devono pianificare con grande attenzione il resto del roster per evitare di sforare la luxury tax o incorrere in limitazioni da second apron.
Esempio
Se il salary cap è fissato a 150 milioni di dollari, un contratto Supermax al 35% equivale a 52.5 milioni di dollari per il primo anno, e può salire a oltre 70 milioni nell’ultimo anno.
Esempi reali di contratti Supermax in NBA
Vediamo ora alcuni esempi concreti di giocatori che hanno beneficiato del contratto Supermax, consolidando il loro status tra i volti della NBA:
Luka Doncic con Dallas
Nel 2021, Doncic ha firmato una Designated Rookie Extension da 207 milioni di dollari in 5 anni, diventando eleggibile per il 30% del cap (non ancora 35%) grazie conclusionale in più All-NBA Teams entro il contratto da rookie. Il suo nuovo contratto è partito dalla stagione 2022-2023 ed è salito gradualmente, pesando enormemente sul cap dei Mavericks.
Jayson Tatum con Boston
Tatum ha firmato nel 2024 un’estensione Supermax da 314 milioni di dollari in 5 anni, diventando il più pagato della storia NBA al momento della firma. Grazie alle sue ripetute selezioni All-NBA, Tatum ha ottenuto il 35% del cap, rendendolo un caso scolastico di applicazione del DVPE.
Nikola Jokic con Denver
Due volte MVP, Jokić ha firmato nel 2022 una Supermax extension da 270 milioni di dollari in 5 anni, la più ricca all’epoca. Il suo caso è uno dei più limpidi: eleggibile come Designated Veteran Player dopo essere stato draftato e sviluppato dai Nuggets, e con titoli individuali che hanno garantito l’accesso pieno al 35% del cap.
Supermax: opportunità o rischio per le franchigie?
Il Supermax è stato creato per favorire la permanenza delle stelle nelle squadre che le hanno cresciute, offrendo loro più soldi rispetto a qualsiasi altra squadra sul mercato. Tuttavia, il peso salariale di questi contratti può diventare un’arma a doppio taglio:
- Pro: la squadra si assicura il giocatore per almeno altri 5 anni.
- Contro: la flessibilità salariale per consentire alla squadra di costruire un roster competitivo attorno alla sua stella rischia di essere seriamente compromessa.
Alcuni team si sono addirittura rifiutati di offrire il Supermax a stelle borderline per evitare di trovarsi bloccati con un contratto ingestibile.
Il contratto Supermax rappresenta il massimo riconoscimento individuale nella struttura salariale della NBA, ma anche una sfida gestionale enorme per le franchigie. Premia il talento, ma impone decisioni strategiche difficili per mantenere la competitività. Per i GM, però, resta sempre il dilemma tra blindare la superstar o mantenere flessibilità a lungo termine.
