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Messina e il mito NCAA: “Negli anni ’80 i club di Serie A cercavano solo ragazzi del college”

Negli anni ’80 la pallacanestro italiana viveva un momento magico, e il legame con il basket collegiale americano era strettissimo. Come ricorda Ettore Messina, intervistato da Basketball NCAA, lo sbarco dei giocatori d’oltreoceano seguiva dinamiche molto diverse da quelle odierne:

“Se ricordi, all’epoca lo straniero che arrivava a giocare nei nostri club di Serie A era quasi sempre un ex giocatore di college. I professionisti veri e propri hanno cominciato ad arrivare più tardi”. Campioni indimenticabili come Steve Hawes a Venezia o Bob Morse a Varese arrivavano direttamente dalla NCAA, rendendo quel mondo il principale serbatoio di talento per il nostro campionato.

I viaggi di studio e il ruolo di Lou Carnesecca

Per gli allenatori italiani dell’epoca, l’America era una terra promessa da studiare da vicino. Il punto d’incontro fondamentale per chiunque sbarcasse negli Stati Uniti dall’Italia era Lou Carnesecca, leggendario coach di St. John’s. Messina ricorda come funzionavano quei pellegrinaggi cestistici:

“Gli allenatori italiani che andavano negli Stati Uniti a studiare o a osservare passavano prima da Lou Carnesecca, che era un po’ il punto d’incontro per chi arrivava dall’Italia, per poi spostarsi dai grandi allenatori: si andava da Bob Knight, si andava a vedere Dean Smith”. All’epoca, le storiche riviste come Giganti del basket dedicavano le loro copertine proprio alla realtà dei college, che per organizzazione e rivalità affascinava l’Europa intera.

L’esperienza con la Nazionale e i camp americani

Durante il suo periodo alla guida della Nazionale, Messina ha sfruttato il tempo a disposizione per guidare le selezioni giovanili in tournée negli Stati Uniti. Un’esperienza resa possibile anche dal clima che si respirava nei leggendari camp estivi dell’epoca:

“Ero al Five Star Camp e c’era Jeff Lebo, che in quel periodo era una guardia famosissima in North Carolina, contesa da tutte le grandi università. Un giorno vennero a vederla, restando dietro la rete, perché non potevano reclutare direttamente dentro il camp, c’erano tutti, da Bobby Knight a Dean Smith, sembrava di essere in un film”. Grazie alla collaborazione con il Coni, i giovani italiani hanno potuto sfidare college di Division I, affrontando allenatori che, come Fran Fraschilla al Manhattan College, sarebbero poi diventati veri e propri guru dei media americani.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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