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EuroLeague, clausola d’uscita da 200 milioni per blindare i club

I vertici di EuroLeague hanno inviato venerdì un segnale inequivocabile a tutti i club azionisti, confermando ufficialmente l’avvio della transizione verso un modello basato sulle franchigie. L’organizzazione mantiene saldamente sotto la propria ala 13 club detentori di licenze permanenti (tra cui il Real Madrid), e la mossa strategica centrale di questa evoluzione punta a rendere l’abbandono della competizione un’opzione economicamente proibitiva per chiunque.

EuroLeague: una clausola d’uscita da capogiro

Il punto più rilevante del nuovo statuto riguarda l’inasprimento della clausola d’uscita. Come aveva anticipato il portale specializzato Eurohoops, inizialmente si era ipotizzato un innalzamento della penale a 100 milioni di euro per chi avesse voluto lasciare anticipatamente la lega. Le ultime informazioni emerse dalla riunione indicano però che la cifra potrebbe arrivare addirittura a 200 milioni di euro.

Nella prossima stagione agonistica, con il mega-progetto “NBA Europe” ancora nella fase di pianificazione e raccolta delle offerte, le migliori squadre del continente non hanno alternative concrete a EuroLeague come unica competizione d’élite disponibile. I contratti attualmente in vigore prevedono ancora delle clausole d’uscita, il che significa che i club intenzionati a unirsi al progetto americano e a candidarsi per ottenere una franchigia NBA potrebbero teoricamente farlo.

La trappola della “compensazione del danno”

Attualmente la clausola d’uscita ammonta a 10 milioni di euro, ma con un’aggiunta decisiva: il pagamento di un risarcimento per il danno arrecato. È proprio in questa formula giuridica che si nasconde il meccanismo capace di far lievitare i costi a livelli fino a ieri impensabili per la pallacanestro europea. La voce relativa al risarcimento è direttamente legata alla crescita del valore di mercato di EuroLeague: di conseguenza, abbandonare la competizione per passare alla NBA già dalla prossima stagione potrebbe comportare un conto complessivo di 200 milioni di euro.

Cifre che appaiono surreali se paragonate alla situazione di appena due anni fa, ma che testimoniano quanto rapidamente stia cambiando il panorama economico del basket europeo.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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