Trovare un allenatore, in giro per l’Europa, che dal 2018 abbia collezionato 3 Campionati nazionali, 1 Coppa nazionale e 2 riconoscimenti individuali come miglior coach. Ce n’è solo uno, dite? Perfetto: da martedì, questo allenatore è stato sollevato dall’incarico. La fine tra Giannis Sfairopoulos e il Maccabi Tel Aviv ha contorni, tra il tragico e il grottesco, come stanno a testimoniare le immagini dell’invasione di campo di alcuni tifosi al termine della sconfitta nel derby con l’Hapoel in Coppa d’Israele. Al quarto anno, il rapporto si era ormai logorato completamente. Ma le colpe non sono da ricercare esclusivamente alla gestione tecnica del coach greco. Come ha dichiarato il collega Jasikevicius, che siamo convinti che per spendere belle parole per qualcuno debba essere convinto al 300% di ciò che dice, “era evidente che alcuni giocatori non volessero essere coinvolti, ma quello a pagare per tutti è sempre l’allenatore”. La solidarietà di colleghi e addetti ai lavori serve poco a Sfairopoulos: è solo una magra consolazione.
Per lui si parla già di un futuro impiego come allenatore della nazionale greca, anche se la prima scelta della federazione sarebbe sempre Dimitris Itoudis. In attesa degli sviluppi tra l’ex assistente di Obradovic e il CSKA Mosca, Sfairopoulos rimarrà alla finestra, aspettando una chiamata. No, non tarderà ad arrivare: il greco è allenatore da Eurolega, a tutti gli effetti. L’atmosfera che aleggiava in casa Maccabi sin da inizio stagione, tuttavia, faceva già pregustare una rivoluzione in the making. Le scelte del GM Vujcic poco si addicevano alla guida tecnica: raramente si sono visti roster così poco funzionali alle specifiche dell’allenatore. Sin dai tempi del Panionios Rodi, passando per i primi successi all’Olympiacos, Sfairopoulos ha sempre imperniato le proprie squadre su una solida identità difensiva. Come si poteva pensare di replicare la formula magica con le mosse di questa estate? Wilbekin, Reynolds, Zizic, Williams, Taylor, Nunnally: nessuno degli stranieri è un difensore sopra la media. Se si esclude Keenan Evans, anche l’aggiunta a stagione in corso di Thomas non erano mirate a invertire la rotta. Oltre a disastrosi numeri difensivi, se l’attacco è orchestrato da esterni tanto talentuosi quanto inclini a colpi di testa, la frittata è fatta. Roster disfunzionale se mai ce ne fosse uno. A pagare, uno per tutti, coach Sfai.
Per la successione, si parla di Oded Kattash, visto l’anno scorso nel finale di stagione sul pino del Panathinaikos. La soluzione-tampone sarebbe propedeutica a un ulteriore stravolgimento nella prossima estate. I primi rumors parlano di un forte interesse per Andrea Trinchieri: la prospettiva dell’attuale coach del Bayern alla guida di una squadra dal seguito e dalla promessa di investimenti così solidi è un mix potenzialmente devastante. Ma non è il momento di pensare alla prossima stagione. Non ancora. Anche perché le ferite della dipartita di Sfairopoulos sono ancora da leccare. Le memorie delle vittorie in quel di Tel Aviv rischiano di aumentare ancora i rimpianti. Purtroppo, non sempre le scelte dirigenziali paiono suggerite da raziocinio e buonsenso. E questa non fa eccezione.
Giannis Sfairopoulos' personal message ? https://t.co/TDkxZIMYa0 pic.twitter.com/ZXPMI56Gpg
— Maccabi Tel Aviv BC (@MaccabitlvBC) February 16, 2022
Si era già vociferato di un addio di Sfairopoulos durante il girone di andata di questa Eurolega. La dirigenza del Maccabi aveva bloccato tutto per sostanziale mancanza, logistica e tecnica, di alternative credibili. Ovviamente, questo ha inficiato sulla fiducia e gli stimoli coi quali lo staff del greco è stato costretto a proseguire il lavoro in palestra negli ultimi mesi. Il 2021/2022 non era iniziato affatto sotto i migliori auspici: de facto, il Maccabi ha intrapreso la campagna europea senza aver effettuato la prestagione, a causa della situazione pandemica nel gruppo squadra e delle ferree regole israeliane in materia. Non tutto il male viene per nuocere? Limitandosi alle prime uscite stagionali, l’impressione era che il Maccabi avesse trovato il bandolo della matassa offensiva in brevissimo tempo. Ma, come neve al sole, la solidità si è sciolta nel giro di poche partite.
I detrattori faranno notare che Sfairopoulos non ha mai raggiunto i playoff alla guida del Maccabi Tel Aviv. Gli scettici ne evidenzieranno i risultati lontani dalla doppia finale persa alla guida dell’Olympiacos. Giova ricordare, tuttavia, che la miglior versione dei gialli sotto il coach greco non ha potuto esprimere tutto il potenziale. Il Maccabi 2019/2020 è stato interrotto sul più bello: 19-9, quarta posizione, un basket entusiasmante e solido allo stesso tempo. La solidità di Hunter sotto canestro; l’energia di Quincy Acy; un talento in rampa di lancio come Deni Avdija; le folate offensive di Dorsey; l’esperienza di Casspi. Ingredienti bilanciati e di primissima qualità, assenti sulla tavola di quest’anno. Il Covid ha fermato la cavalcata di Eurolega: il ridimensionamento dell’anno successivo non ha conservato lo spirito di rivalsa e rivincita di un sogno spezzato, spinta invece fondamentale per il successo finale dell’Efes.
Giannis Sfairopoulos si è lasciato con la stessa professionalità che ha caratterizzato tutta l’esperienza israeliana. Once a Maccabist, always a Maccabist, il pensiero affidato a mezzo stampa. Pare una maledizione, quella dei coach del Maccabi. Universalmente riconosciuti come vincenti e fini strateghi, tutti lasciatisi in maniera brusca con l’ambiente di Tel Aviv. Blatt, Spahja, Gershon: nessuno escluso. Nemmeno Sfairopoulos. Arrivederci, Giannis. Contiamo di vederti comandare una nuova nave il più presto possibile.
