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GamePlan Fenerbahce-Milano: Il cuore non basta

Torna EuroLeague e tornano anche i nostri GamePlan. Dopo aver analizzato la sconfitta della Virtus Bologna per mano dello Zalgiris, parliamo oggi di Fenerbahce-Olimpia Milano. Una sfida molto affascinante, che ha visto scontrarsi la seconda edizione dei turchi targata Dimitris Itoudis e un’Armani già in emergenza nel reparto esterni. Seppur sia solo la prima di 34 lunghissime giornate, la gara della Ülker Sports Arena è già spunto per letture interessanti. Cerchiamo di capire allora quali sono state le chiavi di volta che hanno deciso la partita in favore dei turchi.

 

Allarme esterni

Il tema centrale di questa partita per l’Olimpia erano le tante assenze nel reparto esterni e vedere come i biancorossi avrebbero cercato di porvi rimedio. La scelta di Messina è atipica: Flaccadori in quintetto, Pangos dalla panca (forse per equilibrare i minuti e la qualità di titolari e panchina). L’ex Trento subisce molto, fin dall’inizio, la pressione sulla palla del Fener, soprattutto ad opera di Madar. Così come anche il canadese fa fatica a gestire i corpi che gli vengono mandati contro, in particolar modo Guduric. Milano quindi si adatta e adopera una soluzione che diventerà il leit motif di tutta la gara: cabina di regia affidata ai lunghi. Melli, Mirotic, a volte addirittura Voigtmann portano la palla in attacco e fanno entrare l’Olimpia nei set.

Una scelta che premia l’Armani, senza però riuscire a sopperire alla mancanza di creazione dal palleggio di Maodo Lo o alla fisicità di Devon Hall. Bortolani non è ancora adattabile ad una partita del genere, e Milano ruota sugli esterni con i soli Pangos, Tonut e Flaccadori di ruolo. Shields scala in guardia, ma dopo un inizio per lui positivo i padroni di casa si adattano e non gli concedono più soluzioni in post o ricezione dinamica, costringendolo a cercare soluzioni a lui non affini. Emergenza era ed emergenza è stata, ma la situazione sarebbe decisamente più gestibile con un Pangos almeno sufficiente in attacco.

 

Lunghi di sostanza e qualità

Se il reparto esterni di Milano è andato incontro, come prevedibile e preventivabile, a qualche difficoltà lo stesso non si può dire del reparto lunghi. Il frontcourt biancorosso è stato ineccepibile. Sotto canestro l’Olimpia ha mostrato di possedere sia sostanza che qualità. Dimostrazione della sostanza sono la lotta stravinta a rimbalzo dai biancorossi (27-41) e la buona protezione del ferro e dell’area pitturata. Prova tangibile della qualità, invece, sono tutte le triple messe a segno dai vari Voigtmann, Poythress e Mirotic ma soprattutto la già ottima comunicazione mostrata. I componenti del reparto lunghi si trovano a meraviglia tra di loro, sfruttando le letture di esperienza e talento di Melli, Hines e gli stessi Mirotic e Voigtmann. Inoltre, l’utilizzo del montenegrino nella posizione di ala piccola ha dato frutti molto positivi e sarà sicuramente soluzione riutilizzata da coach Ettore Messina. Tutta Milano è stata brava a creare e riconoscere immediatamente situazioni di mismatch,da cui poi sono arrivati i momenti più positivi della partita dell’Armani. Rispetto agli scorsi anni, sotto canestro l’Olimpia ha una dimensione notevolmente superiore.

 

Un Mirotic da capogiro

Non si può non lasciare un paragrafo all’ottimo esordio di Nikola Mirotic in maglia biancorossa. Le cifre dicono 27 punti e 11 rimbalzi, raccontando in parte quella che è stata una partita da MVP della competizione. Non una partita perfetta per il montenegrino, che comunque ha mancato qualche volta in lucidità, ma una prestazione che rende l’idea di quello che l’ex Barça può apportare a questa squadra. Spesso messo in gioco attraverso un blocco sul lato debole da parte del piccolo di turno (Pangos/Flaccadori) per concedergli un facile mismatch spalle a canestro, Mirotic ha comunque mostrato ancora una volta di possedere un arsenale pressoché infinito di soluzioni. In post, in uscita dai blocchi, a rimbalzo, in difesa anche su più ruoli: avere un giocatore di questo tipo è un lusso incredibile per Ettore Messina. Fattore più importante di tutti: la freddezza e la “clutchness” nei momenti più pesanti, qualcosa che forse a questa squadra mancava.

 

Poca lucidità

L’Olimpia ha stravinto la lotta a rimbalzo, ha messo a segno più assist del Fenerbahce, ha chiuso la gara con una valutazione di 101 rispetto ai 74 del Fenerbahce eppure ha perso la partita. Questo perché, oltre agli evidenti meriti dei turchi, Milano a più riprese ha mostrato di dover ancora oliare alcuni meccanismi e di mancare in termini di lucidità. Esattamente come era accaduto in semifinale di Supercoppa, la squadra di Messina ha perso troppi palloni banali: saranno 18 totali alla sirena finale. Molti di questi per errori singoli, anche poco esplicabili, altri invece per assenza della giusta coordinazione e comprensione nei movimenti reciproci tra compagni. Se a questo si aggiunge la stanchezza dei minuti finali, dovuti anche ai minutaggi obbligati dalle assenze, ecco spiegato l’alto numero di turnovers, di cui moltissime sanguinose nei 5 minuti supplementari. Dettagli su cui bisognerà lavorare, limando mano a mano i difetti presenti in questo momento.

 

Il talento batte lo switch

Nonostante una partita non spettacolare dal punto di vista del gioco, il Fenerbahce a più riprese ha trovato protagonisti diversi che hanno condotto i compagni alla vittoria. Guduric nel primo tempo ha fatto il bello e il cattivo tempo in attacco, sfruttando il proprio vantaggio fisico soprattuto su Pangos. Papagiannis ha colpito dall’arco chiudendo con un 3/3, ma soprattutto Wilbekin e Dorsey hanno avuto un’importanza fondamentale negli uno contro uno, punendo praticamente sempre la scelta di Milano di accettare il cambio su di loro. L’opzione primaria dell’attacco turco era quello di un P&R con Papagiannis, cercando di mettere in mezzo Pangos per guadagnare vantaggio fisico. Il canadese tuttavia ha retto bene in difesa, e soprattutto nel finale di gara gli esterni di Itoudis si sono “accontentati” di giocarsi moltissimi 1vs1 contro i lunghi dell’Olimpia. La difesa di Milano è stata competente, ma contro il talento della coppia terribile nulla hanno potuto gli sforzi dei difensori. La capacità di crearsi e segnare tiri di questo tipo, in attacchi che fino a 3 secondi dalla sirena dei 24 potrebbero sembrare sterili, è fondamentale, e soprattutto nell’overtime è valsa la vittoria del Fenerbahce.

 

Il bicchiere mezzo pieno

L’Olimpia esce dalla partita con il Fenerbahce con dell’evidente rammarico per la sconfitta, ma anche buoni motivi per guardare al bicchiere mezzo pieno. La squadra di Messina, nonostante tutto, ha già mostrato di avere chimica e talento in abbondanza per sopperire alle varie emergenze. Tirare fuori una prestazione del genere, alla prima in Eurolega ad Istanbul, non è cosa da tutti. I giocatori tutti hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo, compreso un Diego Flaccadori positivo, e per Milano c’è molto poco da rammaricarsi per questa prima delusione. Ora ancora più importante sarà confermarsi con il Maccabi, cercando di strappare una vittoria che in questo momento darebbe un’ulteriore iniezione di fiducia.

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

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