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Gandini: “La Serie A era la lega più ricca, LBA deve guardare al futuro”

Da giocatore di hockey su ghiaccio a dirigente calcistico e sportivo tra i più noti e apprezzati in campo nazionale e internazionale. È la sintesi della carriera di Umberto Gandini, ospite della conviviale del Panathlon di Parma presieduto da Stefano Frigeri, dove ha ripercorso la sua storia professionale davanti a una numerosa platea di soci.

Varesino, attualmente presidente del Golf Club Varese, Gandini ha raccontato come sia stato proprio l’hockey a rappresentare il suo punto di partenza:

«Sono stato un giocatore di hockey e questa, in un certo senso, è stata la mia fortuna perché mi ha permesso di entrare come commentatore sportivo a TeleCapodistrìa».

Da lì inizia un rapporto con il mondo televisivo che dura 23 anni, fino al 2016, quando Berlusconi cede la società al gruppo cinese e Gandini lascia la gestione operativa.

Gli anni al Milan e il nodo dei diritti televisivi

Nel mezzo, 23 anni da vero deus ex machina del Milan, vissuti in piena era berlusconiana, compresa la finale di Coppa dei Campioni a Barcellona nel 1994. Gandini diventa in quel periodo il punto di riferimento per i diritti tv:

«Con Tele+ e l’arrivo della pay tv la Serie A è stato il primo grande campionato ad avere un afflusso importante di denaro dalle televisioni. Per 10-15 anni il nostro campionato è stato il più ricco e tutti i grandi campionissimi arrivavano da noi».

Un primato poi eroso, secondo Gandini, perché i fondi ricavati dai diritti tv sono finiti quasi per intero negli ingaggi di giocatori e allenatori, senza essere reinvestiti in strutture come avvenuto in Premier League. Questo ritardo strutturale, a suo avviso, ha contribuito allo scippo di Ancelotti al Parma da parte dell’Inter: Berlusconi, informato che “Carletto” aveva già raggiunto un accordo con i gialloblù per sostituire Ulivieri, chiamò direttamente Ancelotti nella notte e il giorno dopo il tecnico firmò per il Milan.

Lega Basket e lo sguardo al futuro

Chiusa la parentesi milanese, Gandini ha lavorato due anni alla Roma come amministratore delegato su incarico della famiglia Pallotta. Nel 2020, in pieno Covid, arriva alla presidenza della Lega Basket, dove resta per un quadriennio affrontando la sfida della modernizzazione e della rivoluzione della tv in streaming.

Oggi Gandini è considerato uno dei personaggi più autorevoli del calcio italiano ed europeo. La sua ricetta rimane invariata:

«Bisogna sempre guardare al futuro e non farsi prendere dalla nostalgia».

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