HomeNazionaleGianmarco Pozzecco: "D'estate sono tutti patrioti, a me non va bene"

Gianmarco Pozzecco: “D’estate sono tutti patrioti, a me non va bene”

L’Itabasket è impegnata a Cipro per gli Europei e tra poco sfiderà la Georgia per la seconda partita del girone. Poco prima dell’inizio della competizione, Gianmarco Pozzecco ha rilasciato un’intervista a SportWeek parlando proprio della sua squadra. L’ex coach dell’Asvel potrebbe trovarsi di fronte alla sua ultima esperienza da CT della Nazionale e proprio per questo non vuole lasciare nulla di intentato in questi giorni decisivi. Questi alcuni passaggi della sua intervista.

“Se ci credo? Sempre, anche a febbraio, quando la mia considerazione per i giocatori italiani è la stessa che ho adesso, a differenza di altri. Una cosa che non sopporto è che durante l’inverno la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori non rispetta i giocatori italiani salvo poi riscoprirli in occasioni come questa, e lo so per certo perché vivo questo mondo. I nostri in Serie A non giocano? Ok, va benissimo, lo accetto. Vuoi far giocare gli stranieri perché le regole lo permettono? Fallo, però poi d’estate, quando gioca la Nazionale, non permetterti di criticare se le cose non vanno.”

Sul patriottismo “estivo” degli italiani:

“D’estate tutti si risvegliano patrioti: a me non va bene. Posso capire il tifoso, che deve solo ed esclusivamente sognare, sperare e pensare che noi vinceremo la medaglia l’oro. Ma se uno si occupa di basket per lavoro, in qualsiasi forma, e pretende che l’Italia vinca l’oro, quando nel nostro campionato i nostri giocatori vedono il campo poco o niente, deve spiegarmi chi, tra Francia, Germania e Serbia, tre nazionali che praticano un altro sport rispetto a noi, lasciando da parte la Spagna campione d’Europa, dovrebbe restare fuori dal podio. Cosa ci manca rispetto a loro? Niente. Il giorno che pensiamo che ci manchi qualcosa dobbiamo stare a casa.”

Su Danilo Gallinari: 

“Quella che Gallinari abbia finalmente vinto un titolo è una delle più grandi stronzate della storia. Una banalità che odio con tutto me stesso. Dimmi: se Charles Barkley, John Stockton e Karl Malone, tre campioni del passato nella Nba, avessero giocato insieme nella stessa squadra in Italia, quanti scudetti avrebbero vinto? […] Non è un perdente perché non ha vinto, semplicemente ha fatto una scelta nella sua vita che è stata quella di andare a giocare nella Nba dominata da gente come Curry o LeBron. Se hai il culo di giocare con quelli li, vinci anche tu. Sennò partecipi e basta.”

Sulla sua fiducia per un risultato positivo:

“Lo sono dal giorno uno della mia storia in Nazionale. Fin da quando Petrucci mi ha scelto come allenatore ho avuto grande rispetto e considerazione verso i miei giocatori, quindi la mia fiducia è al livello dieci. Cosa mi fa essere ottimista? L’amore spasmodico di questi ragazzi nei confronti della maglia azzurra, il senso di responsabilità che mostrano nell’indossarla.”

Su che tipo di Italia vuole vedere in campo:

“Faccio poca fatica a rispondere. Voglio una squadra che abbia consapevolezza di poter e dover difendere, e che non si senta condizionata da quello che succede in attacco per mettere in campo una difesa di altissimo livello, senza per questo considerarsi bravi solo a impedire all’avversario di fare canestro. Mi spiego: le squadre difensive è come se accettassero a malincuore la loro natura perché riconoscono di essere scarse in attacco. Noi in attacco non siamo scarsi, però abbiamo giocatori come Pajola e Melli che difensivamente sono mostruosi. In più abbiamo aggiunto atletismo. Diciamo perciò che dobbiamo essere bravi e disciplinati in difesa e giocare con grande dispendio di energie senza pensare a eventuali difficoltà in attacco. Questa secondo me è la chiave del nostro Europeo.”

 

 

 

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

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