I Dallas Mavericks continuano a respingere qualsiasi proposta di scambio per Kyrie Irving, ma diverse franchigie NBA non hanno smesso di sondare il terreno. Con l’avvicinarsi della stagione 2026-27 e la trade deadline fissata all’11 febbraio, l’attenzione attorno alla guardia texana resta alta.
Secondo quanto riportato da Marc Stein, Dallas ha declinato ogni richiesta fin da metà giugno. Le squadre rivali, tuttavia, non mollano la presa: il motivo principale è il divario generazionale di 15 anni tra Irving, 34 anni, e il giovane pilastro della franchigia Cooper Flagg, appena diciannovenne.
Una stagione senza Irving e l’esplosione di Flagg
Irving ha saltato l’intera annata 2025-26 a causa della rottura del legamento crociato anteriore, lasciando i Mavericks privi della loro guardia nove volte All-Star. Il risultato è stato un record di 26 vittorie e 56 sconfitte, il terzo peggior bilancio dell’intera lega.
In compenso, Flagg si è imposto fin da subito come protagonista assoluto: 21,0 punti, 6,7 rimbalzi e 4,5 assist di media in 70 partite, numeri che gli sono valsi il premio di Rookie dell’Anno.
La rivoluzione organizzativa di Dallas
Attorno a Flagg, i Mavericks hanno costruito un progetto completamente nuovo. Masai Ujiri è stato nominato presidente a maggio, Mike Schmitz è diventato general manager e Dusty May ha assunto la guida tecnica dopo aver portato il Michigan al titolo NCAA 2026.
Sul fronte del roster, Dallas ha puntato sui giovani attraverso il draft, selezionando Morez Johnson Jr. con la nona chiamata assoluta e Sergio De Larrea alla venticinquesima. Sono arrivati anche Santi Aldama e Marcus Sasser via trade, mentre Klay Thompson è stato liberato tramite buyout per creare ulteriore flessibilità salariale.
Questa direzione strategica spiega perché le altre franchigie restano in agguato. La vera domanda non riguarda le offerte ricevute finora — Stein ha confermato che Dallas non ne ha presa in considerazione nessuna — ma se la posizione della dirigenza possa evolversi una volta che Flagg inizierà la seconda stagione e Irving tornerà in campo dopo il lungo stop.
Prima dell’infortunio, Irving era tra le guardie più devastanti della lega in attacco. Nella stagione 2024-25 ha chiuso con 24,7 punti, 4,8 rimbalzi e 4,6 assist in 50 partite, tirando con il 47,3% dal campo, il 40,1% da tre e il 91,6% ai liberi. Considerando le ultime due annate a Dallas, le sue medie parlano di 25,2 punti con il 40,6% dall’arco.
Il dilemma per i Mavericks è chiaro: tenere Irving significherebbe affiancare a Flagg un creatore offensivo di altissimo livello per provare a tornare subito ai playoff. Cederlo, al contrario, potrebbe accelerare la transizione verso un roster più coerente con i tempi di crescita della giovane stella della franchigia.
