A due terzi di regular season l’Acqua San Bernardo Cantù si ritrova con due vittorie e una partita in più rispetto alla Nutribullet Treviso nel duello che vale la salvezza. Bilancio due volte provvisorio: perché manca ancora tanto alla fine del Campionato e perché (in un torneo reso monco dal default di Trapani) il turno di riposo di Cantù sarà proprio alla 30ma e ultima giornata del torneo e proprio dopo aver affrontato Treviso al PalaDesio nella 29ma giornata.
Fare pronostici è insomma da incoscienti, anche perché nella testa rimangono le parole di coach Nicola Brienza sul finire della sua avventura sulla panchina brianzola: non disdegnare la possibilità che la permanenza nella massima serie dipenda proprio da quell’ultima sfida contro Treviso, perché alla fine l’unica cosa importante è salvarsi… anche proprio alla fine. Una frase dettata dalle difficoltà di quei momenti, ai quali è seguito l’arrivo di coach De Raffaele, ma che alla luce oggettiva di diversi elementi potrebbe anche rivelarsi una sorta di “profezia”. E così il netto successo su Trento, con tutta l’iniezione di fiducia che giustamente comporta e quei 4 punti di vantaggio (con una partita in più) sulla Nutribullet, non deve far distogliere lo sguardo dallo specchietto retrovisore mentre si sbircia il calendario e si considerano le possibilità di risalire la classifica da qui a quella 29ma, fatidica giornata.
Cosa non ha funzionato sinora? Esattamente quello che deve invece funzionare da qui in avanti: le scelte, intese come ruoli-chiave nel roster e come decisioni prese sul parquet nei momenti decisivi della partita.
Salutato Gilyard (condannato più da una mancanza di leadership in regia che dalle statistiche, considerando che viaggiava a 10.5 punti e 6.2 assist di media) e prima ancora Bowden (lui sì rimasto oggetto misterioso), l’ingaggio di Erick Green risulta al momento la mossa più azzeccata di tutte: per i 15.2 punti di media in nove partite che ne fanno il top-scorer biancoblu e per la tanta esperienza messa al servizio della squadra e di una fruttuosa convivenza con Xavier Sneed (secondo miglior realizzatore con 14.6 punti di media e mentalmente tonificato dal poter condividere le responsabilità offensive nel famoso “crunch time”).
Le scommesse aperte sono invece quella quasi al buio di Christopher Chiozza, messo sotto contratto in una sorta di “corto circuito” rispetto alla decisione di cambiare coach (perché per caratteristiche non è certo il modello di play preferito da De Raffaele), e quella invece ben ponderata del francese Ivan Février, ala grande il cui identikit corrisponde sicuramente ai desiderata del nuovo allenatore di Cantù. Per Chiozza l’auspicio è che trovi continuità e motivazione nell’essere più un uomo-assist che un realizzatore, proprio come avvenuto contro Trento; per Février (al quale dovrebbe cedere il posto nel roster l’altalenante Ajayi) è invece quello che aumenti la consistenza del pacchetto lunghi nel colorato e a rimbalzo, senza però bloccare il recupero di un Grant Basile ancora lontano da quello capace di guadagnarsi la maglia azzurra.
Il resto (comunque non poco) è nelle mani, certo qualificate, di coach Walter De Raffaele: rimettere definitivamente in fiducia Bortolani (13.1 punti a partita, con l’high stagionale di 24 contro Trento), sfruttando anche l’onda positiva generata dal ritorno in Nazionale; proseguire nel chiedere alla squadra di far arrivare più palloni a Ballo (10.8 punti, 8.6 rimbalzi di media), già tra gli elementi distintivi della sua gestione rispetto alla precedente; continuare a ricavare qualche utile minuto da Okeke dopo averlo reinserito quasi a sorpresa nelle rotazioni; sfruttare la complice intesa con De Nicolao e Moraschini per avere un sempre maggiore feeling con la squadra e riuscire davvero a cambiare l’inerzia della stagione a dispetto del poco tempo a disposizione.
Poi, ovviamente, c’è l’applicazione difensiva: perché se l’obiettivo è la salvezza, il primo mezzo per arrivarci è quello di migliorare quella statistica che vede Cantù al penultimo posto per punti subiti con 89.8 di media a partita. Ovvero solo due decimi in meno di Treviso (90), tanto per ricordarsi con chi va vinto il duello finale indipendentemente dalla “profezia” di coach Brienza. (Paolo Corio)
