Nel nuovo episodio di Backdoor Call, Marco De Benedetto ha commentato la tanto discussa Decision 2.0 di LeBron James, una trovata che ha fatto parlare tutto il mondo del basket ma ha lasciato molti appassionati con l’amaro in bocca.
“È interessante notare come basti ormai poco per creare un grande hype. LeBron, come tutti i grandi simboli dello sport, riesce a muovere le masse anche solo presentandosi con gli stessi vestiti di dieci anni fa. È stato consigliato — non so se bene o male — nel creare questo spot. Ma mi colpisce come ci sia sempre tanta voglia di commentare le azioni intorno al campo, che in realtà in questo caso non lasciano granché, quando invece sarebbe bello avere una narrativa più vicina alle gesta o alle storie dei giocatori.”
De Benedetto ha poi riflettuto su un tema più ampio: la difficoltà di separare il giocatore dal personaggio mediatico.
“Per anni si è stati o haters o fan sfegatati di LeBron, senza via di mezzo. In realtà sarebbe stato più bello commentare il suo gioco in maniera più asettica. Non è facile, ma il basket che ha espresso per anni è stato così bello che meritava più spazio nella narrativa mondiale.”
L’ex dirigente ha infine lanciato un invito agli appassionati:
“Bisognerebbe goderselo finché c’è, semplice e puro. Lo stesso discorso valeva per altri grandi del passato, come Tim Duncan, che veniva definito ‘noioso’. Poi, quando non c’è più stato, tutti hanno detto quanto mancava. Forse dovremmo imparare a riconoscere il valore dei campioni mentre sono ancora in campo.”
Una riflessione lucida e sentita, che invita a spostare lo sguardo dal clamore alla sostanza.
