HomeLega BasketLegabasket: anche il campionato spiega le vele (di Werther Pedrazzi)

Legabasket: anche il campionato spiega le vele (di Werther Pedrazzi)

“Quando viaggio porto sempre con me il mio diario. In treno, infatti, ho bisogno di leggere qualcosa di eccezionale”.

Lo diceva Oscar Wilde. Ma lui era maestro di tutto, in particolare di aforismi e paradossi. Maestro di autoironia, anche. In questo, per carità soltanto in questo, nel non prendersi troppo sul serio, lo eleggiamo a nostro modello. Teniamo a ribadirlo: solo per questo! A diffida dei soliti maligni sempre in agguato. Sempre pronti a declinare una battuta in attitudini o inclinazioni più generali, a piacimento loro…
E’ vero. Che a noi la clausura ci manda in oca. Non abbiamo lo spirito di Papillon, la sua resistenza, l’ostinazione verso la libertà, tale da trasformare anche una cella di due metri quadrati in palestra di resistenza fisica e mentale. Noi troppo spesso ci abbandoniamo, ci lasciamo andare, a sognare.
Da troppo tempo sogniamo il mare.
La libertà di navigare.
Anche se, temiamo, per molto tempo ancora saremo costretti ai remi dei banchi di una galera.
Ma il mare…


Noi nati in montagna, ce lo portiamo dentro. Come qualcosa di lontano, proprio per questo più bello da conquistare.
E al mare, ultimamente, si riducono anche tutti i nostri confronti o paragoni.
Sarà stata la recente disputa della Prada Cup che ha designato la nostra Luna Rossa Prada Pirelli come sfidante (challenger) dei campioni di Emirates Team New Zeland (defender) per la prossima Americ’s Cup che si terrà nel Golfo di Hauraki, di fronte alla capitale Auckland, dal 6 al 15 marzo.
Ma pensateci bene. Il più antico trofeo sportivo al mondo, la prima edizione ebbe luogo nel 1851 attorno all’isola di Wigh, nel canale della manica, non assomiglia forse al campionato di basket? Nell’uno e nell’altro caso, alla fine ne resterà una sola. La finale della America’s Cup si disputerà al meglio delle nove regate. La nostra finale scudetto sarà al meglio delle sette gare.
Ma il “meglio”, quello vero, forse, viene prima.
Con la stagione delle qualificazioni e delle eliminazioni dirette nella vela, con la stagione delle qualificazioni ai playoff e delle susseguenti eliminazioni nel basket.
La ripresa stessa del campionato, dopo la lunga parentesi di Coppa Italia e bolla della nazionale, ci è sembrata opportunamente ribadire l’accostamento.
Ardito. Ma non troppo.


Milano con la tempesta di fuoco perfetta di Punter nel primo tempo (22 punti in 14 minuti con 2/2 da 2, 5/6 da 3 e 3/3 ai liberi) contro la Fortitudo ha confermato il ruolo di defender, di un titolo cui è ampiamente accreditata. Oddio, direte, non è che la Fortitudo abbia opposto questo gran vento e un mare troppo agitato… Vero. Ma noi altri indizi abbiamo colto. Uno su tutti gli altri: Ettore Messina che sul +30 prende un tecnico. Insofferenza all’errore. Intolleranza alla sconfitta. Le due cose che fanno, incontestabilmente, di Milano il defender di questo campionato-regata.
Ma la ventesima giornata è stata interessante anche nella direzione di definire il challenger, ovvero, da qui alla fine la sequenza dei match race per definire chi occuperà il secondo posto in classifica, e con esso il ruolo di sfidante allo scudetto, con la possibilità eventuale di incrociare la corazzata Armani soltanto in finale.
Il primo di questi “spareggi”, è stato vinto da Sassari contro Venezia. Non è certo, ancora, un verdetto definitivo. Sassari deve aggiustare un pochino i suoi equilibri. E’ vero che ha un attacco sfolgorante, ma ai 24 assist hanno pure corrisposto 20 palle perse. E poi, subire 32 punti nel secondo quarto complica un tantino l’esistenza e la rende eccessivamente dipendente dall’attacco. Mentre Venezia, occorre concederle l’attenuante, seppur generica, di aver perso subito Bramos, e prima o poi recupererà anche Vidmar, mentre Daye non potrà essere sempre così maldisposto e indisponente.
Gli scontri per il titolo di sfidante di Milano continueranno. Già sabato prossimo con Virtus Bologna-Reyer Venezia.

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