L’Italia si presenta a Reykjavik con ambizioni chiare e una classifica che sorride. Dopo le vittorie nelle amichevoli con Croazia e Slovenia, gli azzurri affrontano stasera l’Islanda (palla a due alle 21.45) nella penultima uscita della prima fase di qualificazioni al Mondiale 2027. Domenica, poi, il sipario si chiuderà a Bologna contro la Lituania. In panchina, al posto del ct Luca Banchi — assente per motivi personali — guida il gruppo Marco Ramondino.
A fare il punto sulla situazione in un’intervista a La Gazzetta Dello Sport è Luigi Datome, dirigente federale e bandiera della Nazionale con 203 presenze in azzurro. La sua lettura è netta: ogni punto conquistato in questa finestra pesa, perché la seconda fase metterà l’Italia di fronte al girone C, quello con Turchia, Serbia, Bosnia e Svizzera. Solo tre posti disponibili per il Mondiale. La posta in gioco è altissima:
«Queste gare valgono tanto, come le altre finestre, perché ogni partita dà la possibilità di fare punteggio per la classifica, speriamo, del secondo girone.»
C’è anche uno scenario che potrebbe cambiare il peso della sfida di stasera: se la Lituania battesse la Gran Bretagna alle 17.30, l’Italia scenderebbe in campo già con la qualificazione matematicamente in tasca. Ma l’approccio, sottolinea Datome, non cambierebbe.
La finestra più difficile, tra assenze e college
Quella attuale è stata, secondo Datome, la finestra di convocazioni più complicata da gestire. Free agency aperta, giocatori acciaccati dopo una stagione lunga, e una novità strutturale da affrontare: alcuni ragazzi hanno scelto il college americano, con tutto ciò che questo comporta in termini di disponibilità e coperture assicurative:
«È tosta, tra free agency e acciaccati di fine stagione. Però non mi è mai piaciuto parlare degli assenti o lamentarsi di chi non c’è: non è rispettoso di chi c’è e si sta impegnando. È capitato anche a me di dover fare questo tipo di scelte. Prendiamo atto delle assenze ma siamo molto concentrati su quello che dobbiamo fare.»
Sul fronte college, la Federazione ha costruito un pacchetto ad hoc per permettere ai giovani di rispondere alla chiamata azzurra. I compensi legati al NIL — il sistema che remunera gli studenti atleti americani — non sono assicurabili, ma la Federazione ha trovato una soluzione alternativa. Emejuru e Vincini, presenti nel roster per Reykjavik, ne sono l’esempio concreto. Lonati, invece, è impegnato con l’Under 20:
«Ora sarà il college o il ragazzo a prendere la responsabilità di dire no. vogliamo far capire ai ragazzi, magari un po’ frastornati, che, per contesto competitivo, staff di alto livello e partite vere, le partite in nazionale restano un ottimo strumento migliorativo delle loro carriere.»
Roma, l’NBA e Ricky Fois
Datome si è espresso anche sull’arrivo di due franchigie NBA a Roma, un tema che agita il mondo del basket italiano. Il suo sguardo è quello di chi conosce bene entrambi i mondi e preferisce la cautela all’entusiasmo immediato.
«È l’anno zero», dice senza giri di parole. Ricorda che i Lakers portano nel nome la storia del Minnesota, non della California, e che le identità si costruiscono nel tempo. La Virtus Roma esiste, il riferimento cittadino c’è già. Tutto il resto, aggiunge, è ancora da fare. Lui stesso aspetta di vedere, con curiosità genuina.
Chiude con una nota personale che vale più di molte analisi tattiche. Quando parla di Ricky Fois, campione NBA, la voce si carica di emozione. Insieme dal minibasket, poi alla Santa Croce Olbia — la società del padre di Datome — fino ai palcoscenici più grandi. Un percorso condiviso che, nel momento del trionfo dell’amico, riporta alla mente anche chi non c’è più a vederlo:
«Con Ricky siamo insieme dal minibasket, poi alla Santa Croce Olbia di mio padre: sono felice anche per ah babbo, vedendo Ricky campione NBA sarebbe impazzito.»
