Quarant’anni. Un anello NBA. Un percorso che, a guardarlo oggi, sembra quasi scritto. Marco Belinelli, unico italiano ad aver vinto un titolo nella lega più importante del mondo, raggiunge gli “anta” con quella che chi lo conosce bene definisce una «naturalezza incredibile».
A raccontarlo sono due figure centrali della sua carriera: Marco Sanguettoli, il primo vero maestro, e Luca Banchi, l’allenatore che lo ha accompagnato verso il salto definitivo.
Il primo maestro: «Si muoveva con una naturalezza incredibile»
Sanguettoli lo vide per la prima volta quando aveva appena 14 anni. Il ricordo è vivido:
«Quel ragazzino aveva una espressione artistica, saltava all’occhio anche se ancora non faceva la differenza. La prima volta che l’ho visto si muoveva con una naturalezza incredibile.»
Già a 15 anni, racconta, emergevano segnali chiari: talento, fisicità ed esplosività che lo avrebbero portato lontano. All’epoca, però, la NBA era ancora un orizzonte lontanissimo.
Oggi Sanguettoli gli rivolge un augurio che racconta anche la sua evoluzione umana:
«Di continuare questo futuro radioso, vedo una persona che oggi è entrata in una parte di vita diversa, è serena e molto seria, soprattutto nella vita familiare.»
Luca Banchi: «Mi ha reso un allenatore migliore»
Anche Luca Banchi, che lo ha allenato e poi ritrovato in Nazionale, ricorda il suo approccio iniziale con rispetto e un pizzico di timore:
«Non nascondo di aver avuto un’iniziale timore reverenziale, temendo di non essere un coach all’altezza dei suoi standard. Ma la sua grandezza e unicità sta anche nel farti sentire a tuo agio.»
Banchi descrive un Marco Belinelli come un giocatore esemplare per impegno e mentalità, capace di lasciare un segno anche oltre il campo:
«Dire che l’ho allenato fa parte degli almanacchi, in realtà l’ho soprattutto osservato, studiato.»
Un’esperienza che, sottolinea, lo ha arricchito anche come tecnico.
Marco Belinelli: un percorso scritto nel talento
Marco Belinelli, da San Giovanni in Persiceto alla NBA, fino al ritorno alla Virtus Bologna dopo 13 anni negli Stati Uniti, resta un simbolo del basket italiano. Un campione capace di unire talento, lavoro e continuità, con un anello NBA al dito e una carriera che continua a parlare da sola.
Buon compleanno, Beli.
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