FAR GIOCARE MALE L’AVVERSARIO…
Giocare contro squadre di buon livello a Est e portare a casa la vittoria non è cosa impossibile, ma tutto va contestualizzato. Non è “se” i Knicks han battuto Miami o Milwaukee il punto, ma come lo hanno fatto. Percentuali dal campo bassissime concesse, capacità di costruire tiri da tre nel finale con Austin Rivers pronto ad eseguire, sempre in controllo e senza eccessi. Thibodeau è andato oltre i suoi precedenti esperimenti, portando una squadra di giovani ad un livello inaspettato. E anche la sua scelta, ad oggi, per allungare la rotazione, di portare Taj Gibson a vestire in blu-arancio deve essere vista in questa ottica.
Già perchè New York sta pagando, con le ultime sconfitte, una rotazione ridotta a 7-8 effettivi, con tanti, troppi infortuni che stanno anche togliendo qualcosa alla franchigia “ben gestita” dall’avvento di Leon Rose in sala GM. La scelta di Toppin non è stata banale, perchè non si è puntato su un giocatore già pronto ma anzi su uno che può solo migliorare una base. Un giocatore studiato per poter diventare un 4 di movimento e di fondamentali, un po’ Stoudemire – specie se la sua difesa non dovesse evolvere – un po’ Garnett, per energia ed esplosività a rimbalzo. I paragoni non sono casuali. Il primo è stato l’ultimo grande giocatore a portare i Knicks a una stagione vincente – prima che arrivasse Melo a distruggere la squadra di Woodson – mentre il secondo fece il gran rifiuto scegliendo Boston prima e Brooklyn poi, lasciando il segno in negativo anche quando era in maglia Minnesota.

UPS AND DOWNS…
Se Austin Rivers dovesse continuare a essere il leader della second unit, davvero si potrebbe parlare di post season, parola proibita nell’ultimo decennio o quasi. La scelta di rifirmare a prezzo inferiore Payton – un play ordinato e difensivo – sta pagando i dividendi, con Barrett e Randle che sono i go to guy e, aspettando Toppin, rientrato dopo l’infortunio, c’è necessità di esperienza. Gibson la porterà e Noel, seppur tra luci e ombre fa il suo, ma Rivers deve continuare a prendersi responsabilità come forse mai accaduto nella sua carriera. Thibodeau ha preso lui come riferimento per i suoi ragazzi, vuole che Knox si ispiri al figlio di Doc per modificare il suo approccio. Del resto non è un caso se dal quintetto KK non sia uno starter, ma il suo rendimento è rimasto alto e costante. Le vere sorprese sono altre. Mitchell Robinson era un buon giocatore già lo scorso anno, ma la sua trasformazione è evidente, anche questa frutto di un lavoro certosino per il cambio di mentalità. Le sue lunghe leve sono un’arma importante per le trame difensive e se dovesse apprendere qualcosa dalle “vecchie volpi” Noel e Gibson, ne potrebbe giovare.
La vera scoperta è la coppia Bullock – Quickley; il primo era un giocatore girovago che ora ha trovato spazio e minuti. Il secondo un rookie pescato dal sommerso che si sta dimostrando all’altezza della chiamata. E poi, il resto. Thibodeau poteva disfarsi già di loro, ma di qui in avanti, com qualche rientro, Burks su tutti, necessario per le sue triple ignoranti, una scelta verrà fatta. Ntilikina e Smith jr potrebbero anche adattarsi a questo gioco, ma al momento son dispersi chissà dove. Recuperarli sarebbe il top, ma questa è NY, e come sappiamo il tritacarte è sempre in funzione.





