Quando si parla dei New York Knicks il confine che separa la speranza dal fallimento è sottile e pericoloso. L’inizio di stagione è un’autentica scoperta, per un ciclo che sulla carta e secondo gli esperti era destinato a fallire. I numeri invece parlano di una squadra che ha – solo dopo l’ultima settimana – un record sotto il 50%, ma che ha sorpreso e non poco. Dedizione difensiva, sacrificio e soprattutto anche il killer instinct. Sembra un corso cestistico di tanti anni fa, eppure è la realtà.
Mentre l’altra parte della città esulta e si prende i titoli dopo la trade che ha portato Harden a vestire la maglia Nets, l’avvento di coach Thibodeau ha cambiato le cose senza tanto clamore, ma con i fatti. I Knicks sono diventati una squadra che non sperimenta o si limita a tankare, ma che entra sul campo col coltello tra i denti, che ti fa giocare male e che azzanna l’avversario. Magari le ultime gare possono ingannare, ma non va dimenticato che la squadra della Grande Mela non è al completo, anzi, deve fronteggiare parecchi infortuni.
LA GIOVENTU’
Quando dopo il peggior record della lega non becchi la prima scelta assoluta, al di là della sfortuna devi provare a cambiare le tue stelle. Prendere RJ Barrett non è la scelta che cambia la franchigia in un amen, ma è di sicuro un ragazzo di talento. L’anno scorso ha avuto intorno buoni giocatori, per certi versi neanche troppo diversi da quelli che ha adesso, ma quest’anno il salto di qualità evidente. Magari le percentuali al tiro per lui, costretto spesso a forzare, non saranno paradisiache, ma gara dopo gara è diventato il centro emozionale dei Knicks del nuovo corso. E Randle ha colto l’occasione e si è messo al suo fianco.
Tacciato per tanti anni di egoismo, di pigrizia e incompatibilità sul campo, Julius Randle al momento è il padrone del gioco newyorkese. Non sembrava nemmeno uno di quelli che dovevano rimanere in estate, ma pare che un colloquio con coach Thibodeau lo abbia convinto e motivato. Punti ne aveva sempre messi, ma vederlo inserito in un sistema, a battagliare a rimbalzo, a sporcarsi le mani in difesa, ma soprattutto a passare la palla, è davvero uno spettacolo. Triple doppie in sequenza, quasi 40 minuti di media. È lui il punto fermo del sistema.






