La sfida di venerdì notte tra Duke e Gonzaga, tra Paolo Banchero e Chet Holmgren, ha addirittura superato le enormi aspettative dei tanti appassionati. Vale per tutti, dai fedelissimi del College Basketball ai fan occasionali che volevano solo dare uno sguardo ai vari prospetti NBA presenti. I due super freshman in primis, ma anche altri diversi atleti delle due squadre.
I Blue Devils sono riusciti nell’impresa di prevalere 84-81 sui più quotati Bulldogs grazie ad un’aggressività notevole both ends. In difesa il ‘portiere’ Mark Williams (17+9+5 stoppate, 8/9 FG), ‘dentro’ la partita come non mai, ha consentito agli esterni di pressare gli handler avversari. Andrew Nembhard, ottimo playmaker canadese di Gonzaga, ha perso palla 6 volte, peggior dato nel suo periodo alla corte di coach Few. Basti pensare che in 39 partite una sola volta ha superato le 3 perse…Stesso discorso per Drew Timme, che ha regalato palla 5 volte agli uomini di coach K.
Dicevamo, l’aggressività come chiave del successo di Duke. In attacco Paolo Banchero (21+5+2 assist) e compagni hanno sfidato ripetutamente i Bulldogs, con l’ala freshman che ha cercato di ‘colpire’ l’avversario e rivale Chet Holmgren ad ogni occasione. Un primo tempo clamoroso, da 20 punti con 8 canestri dal campo, triple dal palleggio, in transizione, penetrazioni, passaggi. Giocatore totale, con la maturità di un veterano:
Holmgren nel confronto non ha certo sfigurato (16+7+3 stoppate), ma la sensazione generale è che il miglior giocatore alla T-Mobile Arena vestisse la maglia n.5 dei Blue Devils.
Come successo contro Kentucky, Banchero ha avuto problemi di crampi nel secondo tempo. A quel punto è stato Wendell Moore (20+6 rimbalzi, 6 assist e 4 recuperi) a prendere il bastone del comando, ed a respingere gli assalti dell’ottimo Julian Strawther (20+10, 3/7 da tre), insieme al totem Williams. Anche il duo Roach-Keels, nonostante il 5/24 complessivo al tiro, ha dato un gran contributo alla causa con penetrazioni e tanta difesa sulla palla.
Nel post-partita, invece di autocelebrarsi, Banchero ha preferito parlare dell’indubbio valore di Holmgren, e dell’approccio con cui i Blue Devils hanno affrontato i primi della classe.
Volevamo solo essere noi stessi. Senza provare giocate che non sono nelle nostre corde. Ovviamente, sapevamo di sfidare la numero 1 del ranking, una squadra fortissima, ma sentivamo che giocando al meglio delle nostre possibilità avremmo avuto la chance di vincere. Per tutta la offseason, ogni giorno il nostro obiettivo è stato quello di evitare allenamenti negativi. Cerchiamo di mantenere questo standard nel nostro team, e
quando una squadra accumula tanti giorni così, allenandosi bene e con consistenza, ecco che nelle partite importanti è in grado di combattere e di guadagnarsi la vittoria.





