HomeNBAOKC Thunder: il genio di Presti, Paul George e un difesa "Boa"

OKC Thunder: il genio di Presti, Paul George e un difesa “Boa”

Come si sentirà Paul George in questo momento? Cosa gli passerà per la testa (nel caso ci sita pensando in vacanza) a quella che sarà la Finale NBA che ha scritto Oklahoma City Thunder contro Indiana Pacers, ma se guardate bene, in piccolo in stile aut.min.rich. c’è scritto anche Paul George.
Il perché è facile da capire, entrambe le squadre sono arrivate ad avere il roster che hanno oggi per merito suo. I Pacers vendendolo ai Thunder per Sabonis e Oladipo, Sabonis che poi ha portato a Tyrese Haliburton come ben spiegato nella preview lato Pacers, mentre Presti ha fatto probabilmente la trade del secolo, utilizzando come leva la volontà di George e Leonard di giocare insieme. Sono arrivati ai Thunder Danilo Gallinari, l’MVP Shai Gilgeous Alexander, quattro prime scelte non protette (Tre Mann e Jalen Williams per ora), una protetta e due swap.
Possiamo dire che Presti è partito da Oladipo e Sabonis ed è arrivato a creare un roster da titolo, con due movimenti e una sapienza che lo rende, by far, il miglior GM NBA non da oggi e nemmeno da ieri.

 

Ahead of schedule

Nessuno dei giocatori dei Thunder ha 10 o più anni di esperienza NBA. SGA è sicuramente il leader, l’MVP, ma non ci si sarebbe aspettato questo rendimento così presto e invece il canadese ha portato via l’award a Jokic, autore di un’altra leggendaria stagione e questo fa capire la portata dell’impresa. Ma pensare che Jalen Williams fosse subito un All-Star, che Chet Holmgren avrebbe lasciato indietro l’infortunio della prima stagione senza nemmeno ricordarsene e che il gruppo formato da Cason Wallace, Isaiah Joe, Jaylin Williams, Aaron Wiggins, Kenrich Williams e Ajayi Mitchell, fosse in grado non solo di contribuire, ma di essere gli ingranaggi perfetti per una stagione da 68 vittorie, era quantomeno difficile da pensare. Anche perché non solo Presti ha fatto un altro miracolo sul mercato portandosi a casa Alex Caruso, ma non ha sbagliato nulla al draft e parafrasando il buon Carlo Pellegatti, “Presti sbaglia una pick…la prossima volta”. Tutte queste scelte ben assestate e quindi salari bassi (se non bassissimi) per i giocatori, ha portato all’arrivo dell’unico neo nel roster ovvero il  tonnellaggio sotto canestro con Isaiah Hartenstein. Il problema? È di abbondanza, perché se non riuscite a contare le scelte che Presti avrà nei prossimi draft, non è un problema di voto in matematica, ma sono semplicemente troppe. Quindi viene da pensare: “Beh chi batte i Thunder per i prossimi dieci anni?” Non è così facile e per questo l’occasione di quest’anno è ghiotta come pochissime altre e può cambiare radicalmente il futuro di questa franchigia.

 

Difesa Boa

A memoria non ricordo una difesa di tale qualità, quantità e profondità come quella che i Thunder mettono in campo in questa stagione. Non c’è più il “Kobe stopper” e basta, ruolo in cui Lu Dort ha pochissimi rivali anche in NBA, ma ci sono corpi, tonnellaggi e ingombri sia laterali che verticali ingestibili per la grandissima parte delle squadre. Per referenze chiedere al signor Edwards Anthony in quel di Minnesota. Semplicemente con loro non puoi respirare, ti tolgono quasi tutto a metà campo e soprattutto in transizione, ricordiamo che in gara 1 con Minnesota i Twolves hanno realizzato zero punti in contropiede. Questo farà perdere i capelli a Carlisle, anche se li ha già persi, perché i Pacers vivono del ritmo e dell’energia che generano dal campo aperto e dalla transizione. A metà campo non sarà una bellissima serie, è facile da prevedere perché nessuna delle due impressiona per circolazione, varietà di soluzioni e talento offensivo puro. È ragionevole pensare che Dort andrà su Haliburton e Nesmith, dopo il lavoro notevole su Brunson, avrà in premio l’MVP. Se si gioca sui 28 metri potrebbe uscire la serie più esilarante degli ultimi anni, ma siamo sicuri che OKC voglia effettivamente giocare a tanti possessi con Indiana che potrebbe stritolare con un boa a metà campo? La gestione del ritmo dei Thunder sarà fondamentale, non perché non dovrà correre, perché con quella difesa è impossibile, ma farlo con estremo giudizio e intelligenza.

Avere paura della panchina

OKC è favorita e nemmeno di poco, questo va ammesso senza particolari gufate o altro. È la verità. Ma di una cosa deve avere paura e non sottovalutare: Rick Carlisle.
Uno dei migliori allenatori da serie playoff NBA degli ultimi vent’anni. Un vero genio della panchina capace di impacchettare avversari e allenatori di grande qualità con notevole facilità. È sicuro che il sosia di Jim Carrey troverà un modo per rendere questa serie un grattacapo per Daigneault che, lui pure, dovrà pagare un certo scotto di noviziato. Non arriva dal draft, ma è un altro giovanissimo talento dell’infinita schiera dei Thunder. Forse Carlisle, a oggi, è il peggior cliente assieme a Spoelstra da incontrare in una finale NBA. Altro test di maturità per questi Thunder che lo devono dare con largo anticipo. È come se uno studente prendesse il diploma a 15 anni. Deve bruciare le tappe e OKC lo ha fatto, ma ora serve l’ultimo passo.

Perché dicevo che questa finale può cambiare le sorti della franchigia? Vincere un titolo oggi per SGA e per questo gruppo non funzionerebbe da appagamento, ma dal togliersi un certo quantitativo di pressione per il futuro. Perdere da favoriti questa finale può metterti la chip on the shoulder per il futuro ma creare anche negatività e ansia da prestazione. Vincere quest’anno che non ci sono i “mammasantissima” in campo che mettono paura reverenziale è l’occasione per pensare di dare il là, magari non a una dinastia, ma a un gruppo che per i prossimi cinque anni potrebbe anche vincere altri uno/due titoli. Vincere il primo titolo della storia dei Thunder riuscendo in ciò che nemmeno Harden, Durant e Westbrook insieme hanno portato, sarebbe diventare la storia della città e della franchigia. Avere già fatto il passo più grande possibile e continuare su quella strada. Perché è certo che a questi giovani la fame non mancherà, anzi verrebbe l’appetito mangiando. Quindi per i Thunder è un’occasione unica per cambiare la storia della franchigia, ma se i playoff sono un’altra cosa, le finali lo sono ancora di più e anche LeBron James ai tempi degli Heat peccò di presunzione e perse malamente una finale. Vogliamo ricordare chi allenava gli avversari di quegli Heat? Penso ci arriviate da soli.

Simone Mazzola
Simone Mazzola
Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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