Partiamo da un assunto. L’ultima delle favorite è proprio la squadra di Igor Milicic, sulla carta stretta tra i due colossi Eurolega ed il rilancio della Reyer Venezia che vuole avvicinarsi a quelle vette.
Una squadra costruita, ancora una volta, per una salvezza tranquilla sembra quasi un’imbucata al ballo. E non si sarebbe certo fuori strada nel considerarla tale.
Ma Napoli non arriva disarmata all’appuntamento dell’Unipol Arena; proprio contro una delle contendenti al trofeo – Venezia – i partenopei hanno dimostrato di essere sulla buona strada della metabolizzazione delle direttive di coach Milicic, dando continuità alle discrete indicazioni emerse nella gita a Tallin, saldata con una sconfitta ad opera di Bilbao ed un netto successo ai danni del Kalev Cramo. Ciò che avvicina i partenopei alle avversarie, rispetto allo scorso anno, non è solo la partita secca, ma anche il fatto di avere una rotazione allungata rispetto all’anno scorso, con Tomas Woldetensae e Kaspar Treier che hanno portato solidità, difesa e anche qualche punto che non guasta.
Proprio l’ex Varese si è appena fregiato del titolo di MVP del Trofeo Lovari, dove Napoli ha avuto ragione di Venezia, con un tiro a fil di sirena di Treier, e Tortona, con ben 17 punti dell’esterno azzurro.
L’abbinamento delle semifinali, va detto, non è assolutamente dei migliori. Di fronte ci saranno i padroni di casa della Virtus, vincenti nelle ultime tre edizioni della competizione e per nulla indeboliti, nonostante gli annunciati tagli di budget.
Uno dei fasci di luce sarà acceso su Kevin Pangos.
“Certo che c’è voglia di rivalsa, ma non dev’essere un’ossessione perchè diventerebbe un pensiero negativo, voglio soltanto pensare a fare bene“, queste le parole dell’ex Olimpia in sede di presentazione.
Con lui in campo, Napoli ha valorizzato anche Totè, dimostratosi utile rollante per le invenzioni del compagno. Il pacchetto esterni si completa con Charles Manning, forse una delle incognite emerse dalla preseason per gli esperimenti fatti da Milicic che l’ha proposto in un ruolo a lui poco congeniale come il portatore di palla, Zach Copeland, tornato in Italia dopo aver fatto molto bene con il Bamberg, e Giovanni De Nicolao, il capitano che ha sollevato la coppa. Qualche minuto potrebbe averlo anche il giovane Stefano Saccoccia, al primo contratto da pro firmato dopo la trafila delle under.
Sulle ali Milicic avrà il supporto e la disciplina di Deane Williams e Dario Dreznjak, quest’ultimo mostratosi ottimo nella soluzione dal perimetro e propenso al sacrificio quando è stato adattato da centro. Dalla panchina ecco Kaspar Treier, un altro deciso a rifarsi della stagione appena trascorsa. E poi Jordan Hall. Guardia? Ala piccola? Ala grande? Un po’ di tutto con il vizio di prestazioni all around e la capacità di proporsi come portatore di palla secondario.
Per il rookie dal New Jersey questo sarà il primo grande banco di prova.
Qualche perplessità resta nel ruolo di pivot. Il solo Totè, con Mabor finora impiegato in piccoli scampoli di partita, potrebbe patire alla lunga. Tatticamente la squadra ha offerto una crescente intensità difensiva. Copeland e Manning si sono spesi spesso sul portatore di palla avversario, ma anche la difesa sulle linee di passaggio è stata una buona notizia per lo staff tecnico azzurro.
Per chiudere, nella metà campo avversaria Milicic ha insistito particolarmente sui tagli dal lato debole, spesso efficaci nel sorprendere le difese avversarie. Tutto partirà, però, dal pick ‘n roll Pangos-Totè. Vero, i pronostici non danno grosse chances, ma anche a Torino gli azzurri erano arrivati da underdogs, prima di riscoprirsi i più belli.
