Nel giorno del debutto delle LBA Finals 2026, il capitano biancorosso Pippo Ricci si racconta a cuore aperto tra l’attesa del riscatto e il bilancio di una stagione intensa in una lunga intervista concessa a La Repubblica – Milano. Il cammino verso l’atto finale del campionato è per lui il coronamento di un lungo inseguimento, iniziato subito dopo la delusione dell’anno precedente:
«Non nascondo che aspetto la partita di stasera dalla semifinale persa l’anno scorso – dice – non è mai scontato giocare la finale, la vivo come una cosa bella, guadagnata. Quando sbatti la faccia, come nel 2025 contro la Virtus, poi riparti solo per poter riprovare la gioia e le emozioni della vittoria. Abbiamo lavorato tanto per riuscirci, affronto la mia quinta finale come una novità perché non mi sento mai arrivato».
Questa determinazione serve anche a scacciare i fantasmi di un cammino europeo che ha lasciato l’amaro in bocca a tutto l’ambiente milanese. Il leader dell’Olimpia, infatti, non si nasconde dietro ai risultati altalenanti e analizza con grande maturità il percorso continentale: «Non aver fatto bene in Eurolega condiziona tutto l’ambiente: quattro anni senza playoff si sentono nell’aria che respiriamo. Non siamo soddisfatti, ognuno di noi voleva far meglio in Europa però dobbiamo trasformare questa insoddisfazione nella voglia di scrivere un pezzo di storia di questa società».
Pippo Ricci: l’isolamento dal mercato e le chiavi per la finale
A complicare l’avvicinamento a un momento così cruciale dell’anno ci sono spesso le costanti indiscrezioni sul futuro della rosa, un brusio di sottofondo che Pippo Ricci ammette di tollerare a fatica, preferendo isolare la squadra per mantenere alta la concentrazione sull’obiettivo principale:
«Succede ogni anno da quando sono a Milano: a marzo si comincia a parlare della squadra dell’anno successivo. È ovvio che i club debbano programmare il futuro, ma è una cosa che odio: detesto le voci di mercato. Dobbiamo convivere con questa situazione, concentrarci solo sul presente: c’è chi ci riesce meglio, chi fa più fatica.
Se qualcuno ha già firmato per l’anno prossimo, sono contento per lui, ma io penso solo alla squadra di adesso. Onestamente, sono convinto che ognuno all’Olimpia oggi abbia un solo obiettivo: vincere lo scudetto e lasciare il segno a Milano».
Ora, però, ogni pensiero è rivolto esclusivamente alla serie finale contro la Reyer Venezia. Per Pippo Ricci non basteranno i favori del pronostico o il vantaggio del fattore campo; servirà una prova di assoluto cinismo, cuore e presenza mentale, trascinati dall’energia del proprio pubblico:
«Una finale è sempre tosta, condizionata dall’emotività. La Reyer ha talento e fisicità, dovremo imporre il nostro gioco, l’aggressività superiore, essere capaci di accendere il nostro pubblico perché, un Forum infuocato, è un fattore fondamentale. Veniamo da playoff solidi dove, forse un po’ tardi, abbiamo capito come essere più cinici nei momenti decisivi e limitare i cali di concentrazione.
È tutto nelle nostre mani: le cose positive le devi fare accadere. Il fattore campo, il roster più profondo, la maggiore esperienza non ti fanno vincere da soli. Dobbiamo scrivere il nostro destino, non possiamo aspettare che qualcuno, o qualcosa, lo faccia per noi».
