Tre squadre venete nelle prime sette posizioni della Serie A. Un primato che non passa inosservato, e che Renato Villalta, ala trevigiana da Hall of Fame, argento olimpico a Mosca 1980, un oro e due bronzi europei, legge con la soddisfazione di chi quel basket lo ha vissuto dall’interno per decenni, prima da giocatore poi da dirigente alla Virtus Bologna.
Venezia, Treviso e Verona condividono un record di tre vittorie e una sconfitta nelle prime quattro giornate, alle spalle della capolista Virtus Bologna. Tre realtà diverse per storia e ambizioni, ma accomunate da un momento di forma che restituisce al Veneto un peso specifico importante nel panorama del campionato. L’ex campione lo fa presente in un’intervista al Corriere del Veneto:
«Mi piace la solidità della Reyer di Spahija, tutti remano nella stessa direzione. La Nutribullet di Nicola è bella da vedere per come corre in campo aperto, lo attesta il successo su Udine. E la Tezenis di Ramagli sembra non temere nessuno: batte Milano, vince a Scafati, piega anche Reggio Emilia.»
Tre squadre, tre identità
Villalta non si limita a fotografare la classifica: entra nel merito di ciascuna squadra, dei loro allenatori e delle scelte tecniche che ne definiscono il carattere. Su Venezia, il giudizio è netto: è lo squadrone del lotto, e la curiosità principale riguarda la capacità di tornare a giocarsi il titolo. Due elementi su cui si sofferma con particolare attenzione sono la crescita di Tessitori e l’imprevedibilità di Wiltjer, che definisce un attaccante di razza. Apprezza anche la rapidità con cui è stata superata la tensione tra il coach Spahija e il presidente Brugnaro durante una partita, segnale di un ambiente compatto.
Su Treviso, il ragionamento è più tecnico. La scelta di puntare su un doppio play con Cappelletti e Russell viene letta come un’idea che affonda le radici nella tradizione cestistica veneta, capace di dare al gioco velocità e punti di riferimento stabili. La conferma di molti giocatori protagonisti della salvezza precedente viene giudicata una mossa saggia, coerente con quella mentalità del lavoro silenzioso che Villalta associa all’identità del territorio:
«Venezia è lo squadrone, tutti siamo curiosi di vedere se tornerà in finale scudetto. Treviso incarna la mentalità veneta del lavoro a testa bassa e può ambire a una salvezza più tranquilla. Verona è la grande novità, una piazza con un passato dall’enorme passione: la cosa interessante è capire s’è tornata in A per restarci, come suggerisce questa partenza eccelsa.»
La Scaligera è la sorpresa più discussa. Matricola che non si comporta da matricola: ha voluto la promozione, l’ha ottenuta, e ora si presenta in Serie A con solidità difensiva e a rimbalzo come tratti distintivi. L’ultima vittoria contro Reggio Emilia ha sorpreso tutti gli addetti ai lavori. Per Villalta, in un campionato dove l’attacco tende a dominare, queste caratteristiche possono fare la differenza.
Il basket di oggi, tra atletismo e palle perse
L’ex ala non risparmia qualche riflessione critica sul gioco contemporaneo. L’atletismo è cresciuto in modo impressionante, ma a volte a scapito della lettura della partita: si va troppo a memoria, si perde il pallone perché si smette di guardare il canestro. I punteggi sono volatili, rimontare quindici punti può diventare questione di pochi minuti grazie al tiro da tre, e la tendenza a costruire roster di piccoli interscambiabili, senza gerarchie interne, è ormai diffusa.
Sul confronto con la NBA, Villalta è diretto:
«Penso che dovremmo essere noi ad andare in America e portarvi il basket dell’Eurolega… In NBA non difendono, salvo alle finali dei playoff, in Eurolega c’è più organizzazione e gioca chi merita. Se guardo il basket americano è giusto per vedere come gioca Fontecchio con Miami o cosa fanno Jokic, Wembanyama e Doncic, anche se quest’ultimo inizia a non piacermi più per il continuo protestare.»
In chiusura, un pensiero per la Gemini Mestre, tornata in A2 dopo diciassette anni dalla rifondazione, la stessa città da cui Villalta ha mosso i primi passi nel basket. Un cerchio che si chiude, mentre le tre venete di Serie A continuano a far parlare di sé.




