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Aquila Trento: cosa aspettarsi dal finale di stagione?

La pausa riservata alle Nazionali offre lo spunto per fare il punto sull’avvio di stagione della Dolomiti Energia Trento. Se il percorso europeo in EuroCup ha regalato soddisfazioni, culminate con la qualificazione ai playoff, il rendimento in campionato racconta invece una squadra ancora alla ricerca di continuità. Il gruppo allenato da Massimo Cancellieri ha alternato prove di grande spessore, emblematica la vittoria in rimonta sul parquet di Bologna, a cadute fragorose contro avversari sulla carta più abbordabili. L’ultima, in ordine cronologico, è arrivata a Desio contro la Pallacanestro Cantù, fotografia di un cammino fatto di luci e ombre.

Cosa ha funzionato

Il primo elemento che salta all’occhio è il carattere. Trento ha dimostrato più volte di saper reagire nei momenti di massima difficoltà, trasformando svantaggi pesanti in rimonte esaltanti. Oltre al già citato -17 recuperato contro la Virtus, spicca anche il successo interno contro la Pallacanestro Trieste, ribaltato dopo aver toccato addirittura il -20 e chiuso con un ultimo quarto dominato 23-6.

I numeri confermano questa tendenza: nei secondi tempi, la somma dei punteggi delle partite disputate dai bianconeri restituisce un differenziale complessivo di +75. Un dato che racconta una squadra mentalmente solida, capace di restare dentro le partite anche quando l’inerzia sembra girare altrove.

Altro punto di forza ormai consolidato è il dominio a rimbalzo offensivo. In termini assoluti Trento è seconda nel campionato per media di carambole catturate in attacco (12,5 a gara), alle spalle della APU Udine. Ancora più significativo il dato percentuale: i trentini sono primi per palloni recuperati dopo un tiro sbagliato, con un eccellente 33,8%, che sale al 36,1% sulle conclusioni da tre punti (fonte Hack a Stat).

In questo fondamentale pesa il contributo degli esterni, capaci di andare forte a rimbalzo come Aldridge e Jakimovski, che affiancano con efficacia i lunghi Mawugbe e Bayehe nel garantire extra-possessi preziosi.

Una base solida su cui costruire quella continuità che, fin qui, è stata il vero tallone d’Achille della stagione trentina.

Cosa non ha funzionato

Se il volto migliore di Trento emerge dopo l’intervallo, l’altra faccia della medaglia racconta invece di partenze spesso in salita. La squadra di Massimo Cancellieri ha infatti chiuso in svantaggio il primo tempo in 11 delle 19 gare disputate, accumulando in alcune occasioni parziali troppo pesanti per essere completamente colmati nella ripresa: vedasi i -14 interni contro Udine e Virtus Bologna, così come il -12 rimediato contro Cantù.

Il bilancio complessivo dei primi venti minuti parla chiaro: un differenziale totale di -50 punti che costringe troppo spesso l’Aquila a inseguire. E partire con un handicap simile rende ogni rimonta una scalata ripida, nella quale nemmeno un secondo tempo di alto livello garantisce sempre il lieto fine.

Un’altra area di criticità riguarda la gestione offensiva. Pur potendo contare su un più che discreto settimo posto nel campionato per offensive rating (114 punti, fonte Hack a Stat), la Dolomiti Energia paga un gioco poco orientato alla circolazione e alla condivisione del pallone: con appena 15 assist di media a partita, i bianconeri chiudono infatti in coda alla classifica di questo fondamentale.

Il sistema disegnato da coach Cancellieri si affida in larga parte alle iniziative individuali degli esterni, in particolare del trio americano formato da Devante’ Jones, DJ Steward e Khalif Battle. Quando questi terminali riescono a trovare ritmo, l’attacco trentino gira con buona efficacia; ma nel momento in cui le difese avversarie ne limitano l’impatto, il resto del gruppo fatica a creare soluzioni alternative, con inevitabili ricadute sulla fluidità offensiva.

Cosa aspettarsi dal finale di stagione?

Lo snodo decisivo delle prossime settimane passerà soprattutto dalla capacità di Trento di correggere l’approccio alle partite. L’obiettivo è chiaro: limitare i blackout nei primi venti minuti, mantenendo invece l’intensità e l’efficacia mostrate con continuità nella ripresa. Un salto di qualità in questo senso permetterebbe ai bianconeri di evitare quelle rimonte disperate che, non sempre, trovano lieto fine.

Più complicato immaginare una trasformazione profonda sul piano della manovra offensiva. Il dato degli assist, rimasto basso per mesi, sembra ormai una caratteristica strutturale della squadra, legata alla sua costruzione e alle scelte tattiche. Anche per questo è difficile attendersi un gioco brillante e corale come quello visto nella passata stagione sotto la guida di Paolo Galbiati, oggi alla guida del Baskonia. Con il cambio in panchina e l’addio di gran parte dei protagonisti di quell’annata, l’Aquila ha inevitabilmente cambiato pelle.

Sul fronte degli obiettivi, il traguardo realistico resta l’accesso alla postseason. Per centrarlo servirà però una maggiore continuità, riducendo quegli incidenti di percorso che nel girone d’andata sono costati caro, a partire dalla mancata qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia, che avrebbero permesso di difendere il titolo conquistato appena un anno fa.

Luca Dapic
Luca Dapic
“Non chiederti cosa i tuoi compagni di squadra possono fare per te. Chiediti cosa tu puoi fare per i tuoi compagni di squadra.” Earvin Magic Johnson

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