Attacco
206 centimetri per 104 chili, Ashley viene da due esperienze importanti in due contesti competitivi e ricchi di visibilità, che attestano il valore del colpo di mercato messo a segno dalla Fortitudo. Il ventisettenne è finalmente il 4 fatto e finito che i tifosi fortitudini reclamano dopo la scorsa stagione. In realtà, il suo ruolo sul parquet è stato ciò che non gli ha permesso di affermarsi in ambito americano, dovendo giocare da 4 più forzatamente (non potendo giocare per caratteristiche né da 3 né da 5 in USA) che per comfort. In contesto europeo, invece, il suo profilo fisico-atletico sembra calzare alla perfezione per essere affiancato a quello di Groselle, giocatore molto qualitativo ma che pecca di atletismo e ricorda il classico prototipo del lungo “bianco”, che necessitava di essere spalleggiato da un elemento delle doti di Ashley. Tra l’altro, alla non spiccata perimetrlità di entrambi, le aquile hanno aggiunto un veterano in grado di aprire il campo come Benzing, in un fit che potrebbe funzionare. In valore assoluto, del nativo di San Francisco si parla sin dai tempi del college come uno di quei giocatori che sanno fare bene quasi tutto, ma che non eccellono in un fondamentale nello specifico. Ciò è evidenziato dai suoi playtypes (by InStat), attraverso cui ve lo presentiamo offensivamente.

Come potete vedere, non c’è una situazione di gioco che lo vede coinvolto ad alta frequenza, a tal punto che ci sono ben 4 playtypes sopra il 10% di usare. Con Team Ignite, il suo compito – con l’attenzione focalizzata sulle stelline della selezione – era ovviamente indirizzato su un lavoro più sporco. Non a caso, è stato spesso protagonista a rimbalzo offensivo (2,4 a partita in 16 match), la circostanza che lo ha visto più coinvolto in attacco, nel 17,2% dei possessi è andato al tiro con un put-back. Questa tendenza potrà essere solo accentuata al livello del nostro campionato, e anzi, coach Repesa potrebbe decidere di sfruttare Ashley per abbassare – o rendere semplicemente più rapidi e dinamici – alcuni quintetti impiegandolo da 5. Infatti, il neo-lungo della Effe scudata sa e può correre bene il campo, lo ha fatto l’anno scorso con una frequenza del 10,6% e una produzione di 0,88 punti per possesso. Vediamo unite queste sue caratteristiche nella sequenza qui di seguito, in cui corre il campo in transizione pur non essendo impegnato nel contropiede e segue bene a rimbalzo per rimediare all’errore del compagno.
Il suo tiro da fuori era limitato solamente a conclusioni entro i 5 metri in jumper ai tempi di Arizona, adesso ha un po’ ampliato il suo range con risultati altalenanti. Se il tiro da tre e i suoi jumper, su cui si è intestardito troppo in certi passaggi della carriera, potranno aiutare le sue fortune in terra italiana, un’altra dimensione interessante del suo gioco, in ambito LBA, potrebbe essere quella in post. Dalla posizione di post Ashley può giocare sia fronteggiando che spalle e lo ha fatto con volumi e fortune alterne begli ultimi anni. Qui però vediamo come sviluppare questo lato del suo gioco potrebbe garantirgli soluzioni offensive supplementari (come potete vedere dal post mostra anche discreti flash da passatore).
