A maggio, Jayson Tatum si è rotto il tendine d’Achille. Un infortunio che, nella stragrande maggioranza dei casi, significa stagione-stagioni finita e mesi di riabilitazione. Eppure, a poche settimane dalla fine della regular season NBA, il nome di Tatum torna a circolare con insistenza in ottica rientro. Un ritorno che, se dovesse concretizzarsi, potrebbe rimescolare le carte nella corsa al titolo.
I Boston Celtics hanno vissuto un’annata a corrente alternate senza il proprio leader. La franchigia campione in carica ha dovuto reinventarsi, cercando di restare a galla in una Eastern Conference tutt’altro che scontata. Ma l’ipotesi di riavere Tatum in campo — anche parzialmente, anche a ranghi ridotti — cambia la prospettiva in modo significativo.
Un rientro che nessuno si aspettava
La rottura del tendine d’Achille è uno degli infortuni più temuti nel basket professionistico. I tempi di recupero standard si aggirano attorno ai nove-dodici mesi, il che rendeva automaticamente difficile un ritorno in questa stagione. Il fatto che si stia parlando concretamente di un possibile rientro di Tatum già questa settimana rende la situazione quantomeno straordinaria.
Boston, con Tatum in campo, torna immediatamente nell’élite delle pretendenti al titolo. Senza di lui, i Celtics restano una squadra competitiva ma non necessariamente favorita. Con lui, anche a mezzo servizio, il discorso cambia radicalmente: la profondità del roster, l’esperienza del gruppo e la capacità di Joe Mazzulla di gestire rotazioni diventano fattori ancora più rilevanti.





