HomeLega BasketVarese cambia volto: McDowell-White e Kamagate la spina dorsale del progetto

Varese cambia volto: McDowell-White e Kamagate la spina dorsale del progetto

I riflettori della nuova Varese saranno puntati con ogni probabilità sulle bocche di fuoco perimetrali, con Amedeo Della Valle in testa. Tuttavia, a sostenere l’intera architettura della squadra e a garantire solidità al nuovo corso saranno due interpreti dalle caratteristiche ben definite: William McDowell-White in cabina di regia e Ismael Kamagate a dominare sotto le plance. Ecco l’analisi del nuovo roster varesino proposta da La Prealpina.

Varese: un regista di controllo per voltare pagina

McDowell-White sbarca a Varese forte del successo in EuroCup conquistato nell’ultima edizione della competizione con la maglia del Bourg. L’australiano si presenta con identità e colpi nettamente differenti rispetto ai suoi predecessori nel ruolo, Iroegbu e Stewart. Non parliamo infatti di un play votato all’istinto e alla velocità pura — il profilo da “corridore” che ha segnato le ultime gestioni biancorosse — bensì di un regista riflessivo, capace di scandire i ritmi della manovra e governare i possessi con lucidità.

Nonostante non figurasse inizialmente in cima alle preferenze di coach Ioannis Kastritis, la dirigenza ha scelto di investire su di lui con determinazione. L’accordo, valutato intorno ai 650 mila dollari, rappresenta l’ingaggio più alto del roster per la stagione 2026/27, frutto di un rilancio economico rispetto all’iniziale offerta da 550 mila dollari.

Addio ai “centrini”: con Kamagate cambia la filosofia sotto canestro

Nel settore lunghi, Varese traccia una linea di demarcazione netta con il passato. Ismael Kamagate, ex Tortona e Milano, mette sul piatto i suoi 211 centimetri e una spiccata vocazione per la protezione del ferro. Una scelta in palese controtendenza rispetto al recente passato, dominato da centri dal tonnellaggio ridotto come Owens (85 kg), Akobundu-Ehiogu (92 kg) e Renfro (93 kg).

Con l’innesto di Kamagate, il club punta a edificare un asse centrale decisamente più robusto, strutturato per assorbire i contatti dei lunghi avversari e creare lo spazio ideale per le letture dei tiratori sul perimetro.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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