Allenare in EuroLeague è un’altra cosa rispetto a qualsiasi aspettativa. Lo sa bene Peppe Poeta, che in un’intervista a The Benas Podcast ha aperto una finestra sul peso quotidiano del suo ruolo alla guida di Olimpia Milano:
«Pensavo fosse duro, ma non così duro. Con l’amore per questo lavoro e per il gioco, resta davvero, davvero difficile.»
Il tecnico ha descritto la routine che scandisce le sue giornate: analisi video sugli avversari, gestione emotiva del gruppo dopo vittorie e sconfitte, e la capacità di resettare e ripartire ogni volta. Un ciclo che non si interrompe mai.
Poeta tra fatica sul campo e passione pura
«Guardavo tre partite degli avversari. Dopo una sconfitta o una vittoria devi continuare e provare a entrare nella testa di tutti. È davvero un lavoro duro. Era meglio giocare.»
Una battuta, quella finale, che però dice molto. Poeta conosce il basket da dentro: il suo percorso da allenatore è partito dalle categorie inferiori, con uno stipendio di 300 euro al mese, ed è cresciuto passo dopo passo fino alla panchina più importante d’Italia. Eppure, nonostante le difficoltà, non rinnega nulla:
«Non ho dovuto lavorare un solo giorno della mia vita. Faccio ciò che è la mia passione.»
Dopo lo Scudetto conquistato nella scorsa stagione, Poeta si appresta ora ad affrontare la sua prima annata completa da head coach dell’Olimpia. La EuroLeague lo aspetta, con tutte le sue insidie.

