La Dinamo Sassari conferma il proprio grande momento di forma e vince su Scafati. In terra campana, il Banco di Sardegna ha il merito di tenere le mani sulla gara praticamente per 40 minuti, non perdendo il controllo neanche in momenti meno favorevoli. Con il nostro format GamePlan cerchiamo di capire, allora, quali sono state le chiavi della partita. In che modo i sardi hanno ottenuto il sesto successo consecutivo in campionato?
Mismatch ben coperti
Uno dei punti più importanti che potevano volgere la gara in favore dei campani era la ricerca dei mismatch. Nei minuti iniziali la squadra di Sacripanti è riuscita a sfruttare molto questi vantaggi, sfruttando i cambi sistematici degli avversari. Con l’avanzare dei minuti, la difesa di Sassari si è adattata con dei tag dal lato debole per dare più tempo al lungo di recuperare sulla propria marcatura. I sardi, inoltre, hanno difeso bene il post up dei campani, disinnescando anche quest’arma nella loro faretra. Stephens e Diop hanno retto bene contro Thompson, ma in generale Sassari ha sempre cercato di riempire l’aria staccandosi di un metro in più dai propri uomini, per non far banchettare gli avversari più grossi lì in mezzo.
L’eterno giovane Logan
Il motivo principale per cui Scafati è riuscita a rimanere incollata agli stinchi di Sassari si chiama David Logan. Il professore non ne vuole sapere di abbandonare la cattedra e, anche alla veneranda età di 40 anni, mostra di poter essere il fulcro di un attacco di LBA. Scafati, dal punto di vista offensivo, ha in realtà faticato molto a far girare il pallone e muovere la difesa avversaria. Molto spesso, l’unico in grado di creare qualche tipo di vantaggio è stato proprio Logan. Lo statunitense si potrebbe paragonare, con le dovutissime proporzioni, a un Stephen Curry di stampo italiano. Mai fermo in attacco, anche a quest’età corre e si smarca in modo velocissimo, sfruttando i blocchi dei compagni. Il suo rilascio fulmineo e le sue letture poi fanno il resto. Ieri Logan ha chiuso con un 6/11 da due, 5/11 da tre ma soprattutto una gravity altissima, che non entra nei tabellini. Come un magnete, Logan attirava su di sé le attenzioni della difesa sassarese liberando spazio e campo per i compagni.
Qualità delle letture
In una serata meno sul pezzo da parte di Robinson, fondamentali per Sassari sono state le prove di Chris Dowe e Stefano Gentile. Entrambi, nella prima metà di gara, partivano dal lato debole del campo, sfruttavano un doppio blocco pin down per poi “ricciolare” e fare molto spesso la giocata giusta. La loro pericolosità da oltre l’arco gli ha permesso di avere più spazio per penetrare, oppure per cercare il punto giusto in cui far passare il pallone per servire il bloccante. Questo sistema di doppi blocchi è stato usato spessissimo da Bucchi. I due centri avversari, Thompson e De Laurentis, hanno difeso con show molto forti sul portatore di palla. Per contrastare questa scelta, venivano portati due blocchi proprio in favore dell’handler, mettendo in difficoltà le rotazioni di Scafati e dando la possibilità al passatore di avere più soluzioni. In queste situazioni, i giocatori di Sassari sono stati bravissimi a muoversi nel modo giusto e trovare il buco tra le maglie campane.
Intesa cristallina
La bravura nelle letture di Gentile e Dowe è stata, poi, la chiave per vincere la gara nell’ultimo quarto. In questo senso, un ruolo di prima importanza lo ha rivestito l’intesa con Ousmane Diop. Il centro di formazione italiana, impercettibile fino a quel momento, negli ultimi minuti si è rivelato un fattore decisivo. Oltre a “settare” blocchi molto precisi, Diop ha saputo leggere bene la reazione del proprio difensore, punendolo se questo si esponeva troppo fingendo il blocco e tagliando verso canestro. Il resto lo ha fatto l’intesa con Gentile e soprattutto Dowe. Lo statunitense ha mantenuto una lucidità eccellente nei minuti decisivi, prendendo sempre le decisioni giuste su questi pick’n’roll e servendo proprio Diop, o sfruttando i suoi movimenti per andare a canestro. In ogni azione si creava praticamente un vantaggio, aprendo anche il campo alle triple di Kruslin e Robinson. Tutti segnali di un sistema decisamente rodato, capace di esaltare le qualità di ogni giocatore. Bucchi ha finalmente trovato la quadra e la costanza tanto cercate a inizio stagione.
