Nonostante il record di EuroLeague reciti 2 vittorie e 3 sconfitte, le dichiarazioni della vigilia di Luca Banchi non rientrano nella pretattica e nella dialettica tipica dei coach che cercano di scaricare la pressione in vista di una gara importante: quello che arriva a Bologna è un Efes costruito per competere sino ad aprile inoltrato per l’ingresso ai Playoff di EL e, di conseguenza, con le Final 4 come obiettivo non utopico da raggiungere. Virtus Bologna-Anadolu Efes è una chiusura del programma del Round 6 di EuroLeague dallo stato d’animo opposto ma dalle potenzialità più simili di quanto non dica l’attuale classifica. Possesso dopo possesso, GamePlan cerca di entrare nelle pieghe della gara, analizzando come i coaching staff di Luca Banchi ed Erdem Can hanno preparato la sfida della Virtus Segafredo Arena e come si sono adeguati all’andamento della gara.
- Con l’assenza dell’ultimo minuto di Daniel Hackett, quintetti iniziali e rotazioni della Virtus subiscono una variazione imprevista. Ecco gli accoppiamenti lato Efes: Thompson-Pajola, Larkin-Cordinier, Beaubois-Belinelli, Willis-Dunston, Jones-Shengelia.
- Con Jones su Shengelia, il cross screen per il georgiano non ha come obiettivo primario quello di concludere ma di riaprire con un handoff per il ricciolo di Belinelli. Sulla ricezione l’Efes fa trap sul Beli, costringendo il #3 a liberarsi del pallone e scommettere sul jumper dalla media di Shengelia ruotando col terzo uomo per contestare.
- Inizio della Virtus, senza il Ministro della Difesa Hackett, è sorprendente: Belinelli non ha un attaccante avversario col quale si accoppierebbe al meglio, così Banchi opta per la prima volta in stagione per una zona. In particolare, la 3-2 vede i due italiani del quintetto in guardia a togliere le linee di passaggio di Thompson dalla punta. Counter dell’Efes: P&R centrale con show poco aggressivo di Dunston, short roll di Jones e riapertura sulla relocation di Larkin, 0-3 dopo 42″.
- Fin dalla palla a 2 l’obiettivo dell’Efes, a maggior ragione in trasferta, è quello di rispondere all’intensità bianconera con le stesse risorse energetiche. Per entrambe il fondamentale più critico del 2023/24 è il rimbalzo: i 32.0 dell’Efes e i 33.8 della Virtus sono il penultimo e il terzultimo valore dell’intera competizione, con una leggera migliore propensione delle Vu Nere a catturarli nel proprio pitturato a fare la differenza. Primi due jumper sul ferro della Virtus, ed ecco che Derek Willis mostra perché può essere un 4 da EuroLeague nella gestione delle carambole.
- Evitare di alzare i ritmi, costi quel che costi: aumentare i giri significherebbe far trovare un ritmo ai tiratori della Virtus che pare non esserci, e quindi l’Efes rallenta il più possibile l’entrata nei giochi senza un particolare pressione sulla palla di Pajola e Cordinier. Bologna passa a uomo: Pajola-Thompson, Cordinier.Larkin, Belinelli-Baeubois, Shengelia-Willis, Dunston-Jones. Subito la grande lacuna del quintetto bianconero è esposta: consegnato di Jones per l’uscita di Beaubois, che gira sul blocco dell’ex Pesaro e tira dopo appena un palleggio. 0-6 e un Efes in pieno controllo del ritmo gara.
- Ancora cross screen di Shengelia, l’Efes accetta ancora l’1vs1 con Jones seguendo a uomo tutti gli uomini sui tagli e sul perimetro. Shengelia è MVP del mese di ottobre di EL, ma anche a novembre il giro dorsale sulla spalla destra nel low post sinistro è cattedratico. Rimbalzo offensivo di Dunston – unica risorsa rimasta ancora oggi da vero Dunston del vero Dunston? – sul libero aggiuntivo di Toko e C&S fuori equilibrio di Belinelli. 5-6 e inerzia ribaltata in meno di 30″.
- Non solo handoffs ma anche stagger: l’impressione è che l’Efes cercherà di punire la scarsa mobilità nel navigare sui blocchi di Belinelli ogni singolo possesso, a costo di limitare le iniziative individuali di Larkin e Thompson. Fino a quali % delle triple di Beaubois saranno disposte le squadre a mantenere questi assetti?
- Sule uscite di Beaubois Dunston fa un passo ulteriore verso il perimetro, rompendo la linea di passaggio e costringendo l’ex Mavericks ad aprire il palleggio. Sul successivo P&R centrale è ancora show poco aggressivo dell’ex della gara, ma il tag di Pajola è ben più puntuale. Maggior effort della Virtus, memore delle parole della vigilia di Dunston.
- L’unica vera voce statistica avanzata che conferma l’Efes ai vertici della specifica graduatoria è l’efficacia della rimesse da fondo, omologate come BLOB (Baseline Out Of Bounds): 2.8 situazioni a partita nelle prime 5 gare di EL, 1.357 PPP per la squadra di Can (94esimo percentile della competizione!), curiosamente una delle poche classifiche in cui è invece la Virtus a latitare (4.6 possessi a gara, 1.043 PPP, 39° percentile). Prima rimessa da fondo per la Virtus? Chiaramente P&R centrale Cordinier-Dunston con l’ex Varese a schiacciare! Come leggere questa scelta? L’Efes è una buona squadra nel gestire la difesa sull’handler dei P&R, ma è ampiamente sotto la media nel contenere le ricezioni dei lunghi nei giochi a 2. Banchi e il suo staffa sono promossi, perché non solo hanno studiato ma hanno pure esposto bene.
- Sulle uscite di Belinelli che coinvolgono Dunston come bloccante, l’indicazione di Can è chiara: switch del difensore del lungo – quasi sempre Willis – e accettare il post di Dunston contro una guardia sottodimensionata. Non essendo giocatore naturale di post-up, il mismatch fisico è pura teoria, e allora l’Efes ritrova vantaggio di taglia sulle linee di passaggio. Attenzione alla circolazione della Virtus: anche solo trovare un tiro è oro, contando il vantaggio che si è costruito mantenendo Dunston nei pressi del ferro o con la guardia di prima o con un Willis logicamente in recupero e perciò impossibilitato a tagliar fuori. 7-6 e tutti i punti della Virtus guadagnati sino in fondo.
- Indicazione della Virtus sui P&R centrali dell’Efes: drop del lungo, concedere il pocket pass e mettere granella negli ingranaggi di un ricevitore poco propenso a riaprire sul perimetro e più a suo agio nell’andare verticale invece di muoversi orizzontalmente come Jones con un hard dig da lato forte. Se Thompson e Larkin lo giocano sulla mano destra la scelta è questa, se Darius e Shane lo giocano con la sinistra invece la scelta è weak (concedere l’entrata con la mano debole, col busto del difensore del palleggiatore perpendicolari alla linea di penetrazione) per mandar dentro la guardia e contestare in aiuto col lungo in recupero. Tutta questione di quando e dove cercare superiorità numerica.
- Percentuali relativamente basse, nonostante le differenze della vigilia (su un numero di tentativi sostanzialmente sovrapponibile (27.0 per la Virtus, 25.8 per l’Efes), le percentuali dicono 42.2% per Bologna Virtus e 31.8% per i turchi), a tenere in linea la Virtus sono i rimbalzi offensivi: Jones su Shengelia limita il post basso del georgiano, Willis su Dunston espone l’Efes a extrapossessi.
- Sino alla gara della Virtus Segafredo Arena, l’Efes si è mostrata una squadra principalmente di isolamento ma con efficacia relativa e relativamente di P&R e Handoffs ma con efficacia elitaria. Con l’ingresso in campo di Clyburn la tendenza si evidenzia ulteriormente: più possessi in isolamento del dovuto, anche quando le possibilità di creare vantaggio con blocchi sulla palla ci sarebbe.
- Shengelia che batte dal palleggio Clyburn, schiaccia a 2 mani portandosi a casa il ferro e facendo impazzire la Virtus Segafredo Arena. Nulla di tattico o strategico, solo la celebrazione del miglior giocatore d’Europa in questo momento.





