HomeLega BasketAndrea Bargnani: «In NBA studiavo business già nel 2010, la LBA è...

Andrea Bargnani: «In NBA studiavo business già nel 2010, la LBA è casa mia»

Andrea Bargnani non ha mai annunciato ufficialmente il ritiro, ma la sua nuova vita racconta chiaramente una seconda carriera ormai avviata. L’ex numero uno del Draft NBA oggi è Executive Advisor della LegaBasket al fianco del presidente Maurizio Gherardini, una scelta che segna il passaggio definitivo dal parquet al management, senza però allontanarsi dal mondo che lo ha reso protagonista. Di seguito le sue parole, riportate da Matteo De Santis

«Già in NBA, nel 2010, avevo iniziato a studiare business e materie essenziali per capire come funzionava il mondo», racconta Bargnani. «A Toronto pagavo privatamente professori universitari e seguivo corsi di economia. Poi ho approfondito dopo la carriera, tra la Luiss, la Bocconi e la scuola di business internazionale di Parigi».

Un percorso costruito con metodo, lontano dall’improvvisazione. «Non ho rimpianti per la mia carriera», sottolinea l’ex lungo azzurro, protagonista di oltre sette stagioni nella lega americana tra Toronto, New York e Brooklyn. «Forse mi manca la partita, ma anche senza quella ho trovato nuovi stimoli».

Dalla NBA all’impresa

Terminata la carriera agonistica, Bargnani ha investito nel mondo imprenditoriale prima di tornare al basket in una veste diversa.

«Ho investito nel campo commerciale e immobiliare, in aziende dell’economia reale anche lontane dalla pallacanestro», spiega. «Poi ho fatto il mio primo investimento legato al basket: una startup che individua campetti in giro per il mondo e permette di organizzare partite. Era un modo per restituire qualcosa a questo sport».

Un legame mai interrotto, anche nei momenti più lontani dalla scena.

«Ho smesso relativamente presto», ammette. «Se mi fosse mancato davvero avrei potuto ricominciare. Forse mi manca la partita, ma non ho rimpianti».

Il nuovo ruolo in Legabasket

Oggi Andrea Bargnani lavora su più fronti dentro la LBA, tra sviluppo commerciale e crescita del sistema.

«La mia è una figura trasversale», racconta. «Mi muovo tra Lba Tv, l’area amministrativa, il marketing e la gestione dei fornitori. Mi occupo soprattutto della parte aziendale, mentre per quella tecnica c’è Maurizio Gherardini, che è un guru assoluto e da cui sto ancora imparando».

Proprio il rapporto con il presidente della Lega è stato decisivo nella scelta.

«Lo conosco dal 2002, quando venne a vedermi giocare a Roma. Il nostro rapporto è cresciuto negli anni tra Treviso e Toronto. Lavorare al suo fianco non mi ha lasciato dubbi: non ho fatto nemmeno considerazioni economiche».

Per Bargnani la Lega rappresenta oggi un progetto collettivo.

«La Lega è la casa dei club», spiega. «Fornisce servizi, supporto e attività alle società senza le quali il movimento non esisterebbe. In Nba si combatte sul parquet, ma fuori dal campo si lavora insieme per il bene comune».

Nazionale e rapporti speciali

Nonostante il talento della generazione azzurra vissuta tra Datome, Gallinari e Belinelli, Andrea Bargnani riconosce un dato inevitabile.

«I numeri parlano chiaro», dice. «Io ho 73 presenze, Gallinari 83. Guardando alla Spagna, i giocatori di quella generazione arrivavano anche a 200 partite. È innegabile».

Restano invece fortissimi alcuni rapporti personali, soprattutto con Ettore Messina.

«Con lui ho mantenuto uno splendido rapporto», racconta. «Fa ancora fatica a darmi del tu. Insieme a mia madre e a Roberto Castellano è stato una delle persone più importanti per la mia carriera».

Un futuro da dirigente

Guardando avanti, Bargnani non nasconde entusiasmo per il nuovo percorso.

«Collaboro con Gherardini solo da tre mesi e non ci avevo mai pensato prima», ammette. «Ma ho accettato anche perché sapevo che avrei collaborato con la Federazione e con il presidente Petrucci, con cui ho sempre avuto un ottimo rapporto».

E sul possibile ritorno in NBA con un ruolo dirigenziale sorride.

«Onestamente no», conclude. «Nel basket, come nella vita, le cose vanno prese per come arrivano».

Un approccio pragmatico, lo stesso che oggi accompagna il “Mago” nella sua nuova sfida: costruire il futuro del basket italiano lontano dai riflettori del parquet, ma ancora dentro il gioco.

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!