Come per la Virtus Bologna anche per l’Olimpia Milano stanno arrivando i giorni delle decisioni inappellabili. A cominciare da venerdì, a Vitoria contro il Baskonia che ha nel nostro Achille “Polonair” un’ala portante. E nella squadra ancora la speranza dei playoff.
Pitagorici specchi convessi a Milano?
Potrebbero incendiare e ridurre in cenere anche una stagione convincente? Oppure si tratta soltanto di un momentaneo appannamento? Ci riferiamo ovviamente alla sconfitta casalinga (anche troppo netta) subita ad opera del Barcellona. Ma anche all’ordinario (ed assai poco esaltante) successo in campionato contro Cantù.
Una riflessione generale. Schematicamente. Per non tediarvi troppo.
Nella stagione in corso a Milano ha cantato il gallo del tradimento. Per uno soltanto: Kaleb Tarczewski. Parliamo, esclusivamente, tecnicamente e tatticamente. Perché il ragazzo è esemplare, e merita tutto il nostro rispetto. Perché Tarcisio a volte ci commuove nel suo spaesamento, dentro un campo che sembra anche troppo piccolo per la sua grande mole, e finisce per non saper mai come muoversi. Tralasciamo ogni approfondimento, poiché, onestà ci impone di ammettere che anche noi, la scorsa estate, su di lui ci avremmo scommesso.
Convinti che ad un fisico talmente imponente Messina avrebbe potuto insegnare anche a giocare. Evidentemente non sopravvalutavamo il coach, bensì sottovalutavamo il grado di refrattarietà del giocatore.
Rimane il fatto che, nonostante uno strepitoso collante come Kyle Hines, oltre al meraviglioso fiuto di Zach LeDay, a Milano sotto canestro, proprio dentro l’area, c’è ben poco da incollare. Rimane quel buco centrale.
E allora bisogna compensare. Ovviamente nel modo più semplice e scontato. Con l’efficacia del tiro da fuori. Che non solo vale punti ma riesce anche a stanare avversari. E Milano ne ha, e ne ha avuto, facoltà molto ampia, con gente come Punter, Shield, Datome, gli stessi LeDay e Rodriguez e la facciamo finita poiché all’Olimpia tirano tutti benone, anche Brooks e Moraschini.
Ci siamo dimenticato di Michael Roll?
Nemmeno per sogno. Anzi, proprio il pistolero californiano, in relazione all’assenza di Malcom Delaney, potrebbe essere una concausa della sofferenza di Milano. Adattato in emergenza al ruolo di playmaker, backup di respiro per Rodriguez, Roll in regia non può far altro che preoccuparsi di non perdere palla, mentre contemporaneamente perde il suo potenziale di fuoco. Vede poco il gioco e non vede più il canestro. Per dirla in modo brutale.
Insomma, torniamo allo specchio: 72 punti subiti dal Barcellona sono cosa buona e giusta, quello che non quadra, e proprio non può bastare, sono i 56 segnati.
Il 13% da 3 punti (2/15) contro il Barca, aggravato dal 38% (15/39) da 2, il tutto certamente conseguenza anche della corona di spine imposta dalla difesa degli spagnoli, fisicamente al limite regolamentare e allo stesso tempo scientifica (distribuzione dei falli per non concedere canestri e nemmeno tiri liberi), ci fa pensare più alla teoria di polveri momentaneamente bagnate, piuttosto che ad una possibile crisi strutturale. Propendendo per la teoria di un momento di gelo alle mani, transitorio, confermata anche dal non esaltante 32% da 3 punti (7/22) contro Cantù, che non ha la stessa difesa del Barcellona. Semmai preoccupa maggiormente il crolla degli assist: soltanto 9 contro i 19 dei blaugrana. Ma tornerà anche Delaney…
