USA
Paolo Banchero, Mikal Bridges, Jalen Brunson, Anthony Edwards, Tyrese Haliburton, Josh Hart, Brandon Ingram, Jaren Jackson Jr., Cam Johnson, Walker Kessler, Bobby Portis, Austin Reaves
PUNTI DI FORZA e DEBOLEZZE: se proprio si vuole compiere quell’esercizio di stile che si rivela individuare i punti deboli di Team USA, nelle Filippine il roster di Steve Kerr non annovera alcun membro che abbia già vissuto un torneo FIBA da professionista. L’adattamento a spazi e regole diverse potrebbero incrinare le certezze di un gruppo giovane e “mai” assortito. Il potenziale, tuttavia, non è secondo a nessuno: il gruppo americano è costituito da giocatori tutti diversi tra loro, estremamente adattabili e duttili soprattutto nella metà campo difensiva. Sarà proprio la protezione del pitturato la discriminante principale: in linea teorica, Team USA potrebbe vincere la FIBA World Cup in primis grazie alla difesa.
LA STELLA: il go-to-guy sarà probabilmente Brandon Ingram, non tanto perché di un livello superiore rispetto a Edwards, Bridges o Banchero ma perché più portato per caratteristiche per togliere le castagne dal fuoco a giochi rotti. Reduce da un’annata a intermittenza coi Pelicans, BI è uno dei principali candidati all’MVP del torneo: nel caso si dovesse rivelare tale, la bellezza e l’eleganza del suo gioco avrà fatto brillare i parquet asiatici.
LA SORPRESA: è nel suo DNA esserlo, sin dai tempi di Villanova. In ogni occasione in cui Josh Hart è stato considerato inadatto o non all’altezza, alla lunga ha dimostrato che i detrattori avrebbero dovuto tacere. Immaginarlo uno dei cardini della difesa di Team USA, in campo nei momenti decisivi delle partite a discapito di talenti offensivamente più dotati, non è da considerarsi utopia.
