Il movimento cestistico nazionale sta attraversando una fase di profonda trasformazione che sta sollevando non pochi interrogativi. Al centro della bufera mediatica c’è la figura di Gianni Petrucci, presidente della FIP, accusato di gestire in modo ambiguo il futuro del basket nostrano. Da un lato il rigore istituzionale, dall’altro un entusiasmo palese per l’ingresso di capitali stranieri e franchigie internazionali in Italia.
Il “cortocircuito” di Petrucci: il caso Trieste
La polemica si è accesa in particolar modo a Trieste, dove la parabola della squadra locale è vista come lo specchio di una marginalità politica ed economica sempre più evidente. Secondo quanto riportato da Il Piccolo, il cuore del problema risiede nel rischio di svuotare di significato il concetto di appartenenza: la trasformazione del campionato in una vetrina per modelli stranieri minaccia di cancellare il legame viscerale tra le squadre e il proprio territorio.
Il silenzio di Lega Basket e il rischio omologazione
In questo scenario, a destare ulteriore preoccupazione è il silenzio della Lega Basket e del presidente Maurizio Gherardini. L’accusa mossa al vertice del basket italiano è chiara: si starebbe dando priorità a modelli d’oltreoceano a scapito della valorizzazione dei talenti azzurri e della tutela delle piazze storiche. Il rischio concreto è che i palazzetti, trasformati in centri commerciali, perdano definitivamente quell’anima che ha reso unico il basket in Italia, lasciando le realtà minori in balia di un mercato che guarda esclusivamente al miglior offerente.
