Giovanni De Nicolao, playmaker della Pallacanestro Varese, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Backdoor Podcast nella quale ha commentato la stagione di Varese fino ad ora descrivendo come i cambiamenti all’interno del roster abbiano influito e modificato questo campionato, ma ha anche parlato delle sue qualità, dei suoi obiettivi e di come l’esperienza nel USA sia stata incisiva per la sua carriera.
– Una tua opinione sulla stagione giocata fino ad oggi?
È stata una stagione molto difficile fino ad ora, non è stato facile per niente ed abbiamo vissuto periodi di up and down.
La prima parte di campionato è stata molto difficile e abbiamo avuto molte sfortune: giocatori col Covid, infortuni, giocatori che se ne sono andati quindi la situazione non è mai stata molto solida e abbiamo perso molte partite nel girone di andata.Adesso invece con il cambio di allenatore, con tante cose nuove siamo riusciti a trovare il nostro ritmo e stiamo vincendo quindi sicuramente abbiamo svoltato un po’ la stagione e cerchiamo di vivere ogni partita alla volta e giocare al nostro meglio.
– Nel corso di questa stagione Varese ha fatto molti cambiamenti sia a livello di roster che dentro la dirigenza stessa. È stato, sotto alcuni aspetti, destabilizzante cambiare così tanto, anche a stagione in corso, o uno stimolo a migliore ancora visti anche i recenti risultati molto positivi?
Assolutamente sì, è stato un po’ destabilizzante perchè non è facile cambiare così tanto.
Mi ricordo che ogni settimana ne succeva una o in società o un giocatore o il covid o infortuni o l’allenatore; era sempre una cosa diversa e per lavorare bene con un gruppo non è facile perchè ci vuole tanta costanza e un gruppo unito quindi se ogni settimana succede qualcosa non è facile.Però, come dice anche il detto che nelle difficoltà ci si unisce, alla fine siamo stati bravi e nell’ultimo periodo, un po’ all’apice delle difficoltà dell’annata, siamo stati bravi noi giocatori che siamo rimasti e i nuovi a creare un buonissimo gruppo e a raggiungere i risultati positivi delle ultime partite.
– C’è stato anche un cambio in panchina; i due allenatori che avete avuto sono molto differenti tra loro per quanto riguarda il modo di giocare e di mettere in campo la squadra? Se sì quali sono le principali differenze?
Abbiamo cambiato allenatore in corsa durante la stagione e tra i due ci sono delle differenze, ma anche similitudini ad esempio a tutti e due gli allenatori piace correre e vogliono un gioco ad high paced in cui si corre tanto.
Forse una differenza è che con Johan, il nuovo coach, abbiamo un sistema più rigido, con regole e cose da fare ben definite, mentre con Vertemati il tutto era un po’ più libero e lui lasciava più spazio ai giocatori di decidere; ora in attacco e soprattutto in difesa abbiamo un sistema molto rigido e queste sono probabilmente le maggiori differenze, poi le similitudini sono legate al fatto che con entrambi la squadra correva molto.
– Rispetto alla scorsa stagione stai trovando più spazio in campo, segno che stai acquistando una maggior maturità ed esperienza.
Quali sono le tue qualità e dove il tuo contributo è maggiore? Dove, invece, devi ancora migliorare?
Sto trovando più spazio in campo rispetto alla stagione scorsa e ne sono molto felice e questo era anche il mio obiettivo quest’anno.
Le mie qualità sono il fatto che sono un giocatore che vive molto di energia, un giocatore che pressa molto, mi piace e cerco di essere un leader per la squadra quando ne ho il ruolo, cerco di impostare la pressione difensiva da subito quindi dare un imprinting alla squadra già dalla parte difensiva essendo molto aggressivi e anche in attacco mi piace molto controllare il ritmo della squadra provando, quando è possibile, a far correre i compagni, mentre se non si può correre giocare anche a difesa schierata.
Queste sono un po’ le mie qualità e poi posso migliorare in tantissime cose ad esempio il tiro provando a diventare un buon tiratore da 40% o 45% da tre, devo mettere su un altro po’ di chili così da essere ancora più forte quando vado in penetrazione per assorbire bene i contatti, l’uso della mano sinistra; insomma posso migliorare in davvero molte cose e cerco di farlo anche, come dicevo prima, provando ad essere un leader e dimostrando di essere quello che lavora di più in palestra, quello che corre di più e che non si stanca mai per dare alla squadra un esempio da seguire.
– Hai trascorso alcuni anni negli Stati Uniti, quanto è stata formativa quella esperienza? Che insegnamenti ti porti ancora dietro sia sotto l’aspetto legato al basket che, in generale, nella tua vita?
Ho trascorso 3 anni negli Stati Uniti a San Antonio, in Texas ed è stata, fino ad oggi, l’esperienza più bella della mia vita e ho imparato tantissimo sia del punto di vista cestistico che dal punto di vista della vita.
Sotto l’aspetto personale ho imparto tantissimo perchè alla fine ti trasferisci in un paese dove non conosci particamente nessuno, nessuno parla la tua lingua e devi organizzarti e arrangiarti ed inizi a capire cosa ti piace fare davvero all’infuori del basket e cosa non ti piace fare; sono stato fortunato poichè ho potuto studiare e laurearmi in 3 al posto che 4 dando più esami durante gli anni.
È stata davvero un’esperienza bellissima e sono stato fortunato anche ad aver dei buonissimi allenatore come Steve Henson, Mike Peck, Adam Hood e Scott Thompson che mi hanno aiutato davvero tanto dal punto di vista, non solo del basket, ma anche della vita.
Dal punto di vista cestistico penso di essere migliorato molto rispetto a prima di andare in America e una delle cose principali in cui sono cresciuto è quello che dicevo prima ovvero la leadership che è una cosa molto importante per una squadra e un giocatore e mi hanno insegnato come dovrebbe essere un leader, mi hanno ovviamente aiutato nel gioco, nei fondamentali inoltre lì si lavora molto sul player development quindi su fisico, tiro, palleggio e ci sono molte finestre disponibili durante la giornata per lavorare con gli allenatori e quindi questi sono i principali insegnamenti che mi porto dietro ovvero che il lavoro paga e più uno lavora più uno ha possbilità di andare in alto e di puntare sempre in alto.
– Quali sono i tuoi obiettivi, sia personali che di squadra, per questa stagione e per il futuro?
Il mio obiettivo personale per questa stagione è di continuare a far bene, continuare a giocare nel modo in cui sto giocando e migliorare tante piccole cose come perdere meno palloni.
Di squadra vogliamo salvarci il prima possibile e cerchiamo di vedere le cose al momento, una partita alla volta giocando tutti al massimo e cercando di vincerle tutte.
Per il futuro sono uno che punta in alto e quindi voglio essere la miglior versione di me, non so questo dove mi porterà, spero in alto quindi lavoro ogni giorno per arrivare il più in alto possibile, “The sky is the limit”, voglio semplicemente migliorare di giorno in giorno e dimostrare il giocatore che posso essere.
