ATTACCO
Per atleti NBA con ruoli tanto specializzati, pensare a come possano traslarsi offensivamente in Europa è sempre esercizio non semplice. Come detto, Justin Holiday nella sua stagione a Denver incarnava il classico esempio di 3&D: difesa, tiro sugli scarichi e contropiede. Ruolo, peraltro, che ha interpretato ottimamente, chiudendo la stagione con oltre il 40% da dietro l’arco in queste specifiche situazioni.

La chiave, in questi casi, è provare a capire su quali altri aspetti un giocatore di questo tipo possa avere possibilità di impattare a un livello più basso di competizione. Per prendere un esempio recente sempre di casa Virtus, l’arrivo di Semi Ojeleye tre stagioni fa, portò con sè simili domande. E nel corso della stagione l’ex Celtics dimostrò, anche grazie alla propria taglia fisica, di poter essere opzione percorribile in post basso e, più in generale, un vero riferimento offensivo.
Holiday non ha i chili di Ojeleye, quindi difficilmente lo vedremo manovrare spesso il pallone in post, ma guardando il suo passato, anche recente, in NBA possiamo notare alcune sue caratteristiche che potrebbero trasferirsi bene nel gioco europeo. Tra la stagione 2017/2018 e la 2021/2022 ha quasi sempre segnato in doppia cifra di media e ha dimostrato di essere tiratore pericoloso non solo da situazioni statiche, ma anche dinamiche. Sia in uscita dai blocchi che su passaggi consegnati sa creare separazione e trovare lo spazio per poi alzarsi e tirare con efficacia.

Nella stagione 21/22, per esempio, ha tirato col 46% da tre in situazioni di uscita dai blocchi ed è stato nel settantesimo percentile per punti prodotti da handoff, complessivamente nel 74esimo percentile per punti per tiro in situazioni di tiro dal palleggio. Merce sempre più rara nella pallacanestro odierna e che, a maggior ragione, potrebbe tornare utilissima alla Virtus. Che su queste situazioni, poi, lavora già da tempo, vista la presenza di Marco Belinelli, specialista di tutto ciò.
Justin Holiday, di contro, non è mai stato un grande finisher al ferro. Non tanto come percentuali, ma proprio come tendenza: sempre in quella stagione a Indiana ha finito al ferro solo nel 6% delle sue conclusioni. Sicuramente il non avere grande massa fisica, a livello NBA, lo ha penalizzato in tal senso. Da vedere se, contro corpi e atleti diversi, potrà aggiungere anche questa dimensione al suo gioco offensivo.





